Filippine, ripristinata la pena capitale per droga: prosegue la “cura Duterte”

Undici anni dopo la sua abolizione, il Congresso delle Filippine ha approvato il ripristino della pena di morte per reati legati alla droga. In una sessione plenaria della Camera dei Rappresentanti, 216 membri hanno votato a favore, mentre 54 hanno votato contro e uno si è astenuto. Il disegno di legge prevede che le esecuzioni capitali siano limitate ai reati legati alla droga, in linea con la campagna del governo contro i traffico di narcotici, che ha già ucciso migliaia di persone. Sono esclusi i crimini che erano punibili in precedenza, come il furto, lo stupro o il tradimento. La pena sarà eseguita per impiccagione, fucilazione o iniezione letale, ma non sarà obbligatoria per i reati compresi.

Duterte si batte da tempo per il ripristino

La proposta di legge deve ora essere approvata dal Senato, prima che possa essere firmata e tramutata in legge dal presidente Rodrigo Duterte, che si è sempre battuto per il ripristino della pena di morte. Da parte sua, l’opposizione ha già annunciato che ricorrerà alla Corte Suprema una volta che la legge è stata firmata. “Questa è una maledizione sulla nostra nazione a maggioranza cattolica”, ha detto rappresentante della minoranza Lito Atienza. La pena di morte è stata abolita nelle Filippine nel 2006 sotto l’ex presidente Gloria Arroyo, ora membro della Camera che ha votato contro il suo ripristino. Quando era in vigore, l’esecuzione veniva effettuata mediante iniezione letale. L’ultima risale al 1999 contro un uomo condannato per aver violentato la figliastra.