Fermati due fratellastri per il delitto di Emanuele. «Ucciso per futili motivi»

Due persone sono in stato di fermo per il pestaggio e l’omicidio di Emanuele Morganti, il ragazzo 20enne picchiato fuori da un locale ad Alatri, in provincia di Frosinone, e morto dopo due giorni di agonia. Nella notte i carabinieri della Compagnia di Alatri hanno effettuato i due fermi: sono sette in tutto, al momento, gli indagati, compresi i fermati. che sarebbero i  due fratellastri Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. «I due sono riconducibili ad ambienti delinquenziali», ha detto in conferenza stampa  il procuratore capo di Frosinone, Giuseppe De Falco. Avrebbero ucciso per “futili motivi”. «Non si sono consegnati – ha spiegato De Falco – sono stati presi a Roma perché là si trovavano. Sono stati trovati nell’abitazione di una parente». Si tratta di “soggetti noti negli ambienti alatrensi, cittadina assolutamente tranquilla, frequentanta da frange delinquenziali violente nel settore del traffico contro il patrimonio e del traffico di stupefacenti”.

«L’analisi congiunta delle diverse dichiarazioni ha portato ad individuare indizi gravi, univoci, concreti nei confronti dei due fermati nella notte a Roma», ha affermato il procuratore capo di Frosinone nella conferenza stampa sull’omicidio di Emanuele Morganti. I due “avrebbero attuato la condotta violenta nella fase terminale degli eventi, che ha determinato l’esito letale”. De Falco ha poi precisato che i due sono stati trovati dai Carabinieri a Roma, nell’abitazione di una parente e che non sono state trovate armi o corpi contundenti in loro possesso. «Ai due al momento – ha a ggiunto il Procuratore Capo – è contestato l’omicidio volontario per motivi futili. In merito alla convalida: spetta al gip della capitale, dove è avvenuto il fermo». 

Emanuele Morganti e il delitto di “gravità spavantosa”

«La vicenda è di una gravità spaventosa, perché per futili, banali motivi come quelli che hanno originato il tutto si e’ arrivati alla drammatica morte di un ragazzo innocente e di una persona assolutamente per bene», ha detto ancora De Falco. «All’interno del locale c’era un gran numero di persone, c’è stato un banalissimo diverbio tra Emanuele e un’altra persona erroneamente indicata come albanese, circostanza non vera che poi ha originato una serie di equivoci. La lite sarebbe nata dal pagamento di una bevanda, determinata anche dallo stato di alterazione da alcol, non di Emanuele, che poi è stato portato fuori dal personale del locale mentre la persona da cui è nato il diverbio è rimasta all’interno e non ha preso parte all’aggressione. Una volta fuori – ha aggiunto il procuratore capo – nell’immediatezza del locale, c’é stata un’aggressione da parte di diverse persone, delle quali ora è in corso l’identificazione e con modalità diverse le une dalle altre. Emanuele ha cercato di allontanarsi, ma è stato seguito, e una volta tornato sui suoi passi forse per riprendere la ragazza è stato aggredito con forza e intensità diverse. Quella letale è stata l’ultima, determinando importanti lesioni al cranio e poi la morte».

«La non integrale congruenza e chiarezza delle dichiarazioni – ha continuato De Falco – potrebbe essere determinata in alcuni limitati casi da motivazioni riconducibili a reticenza od addirittura omerta’, in altri casi magari dalla suggestione e dalla confusione, che comprensibilmente possono aver determinato dei ricordi e dei racconti non del tutto attendibili».  Le indagini proseguono per accertare meglio movente e modalità dell’aggressione: se sia stata un’esplosione di violenza fine a se stessa, magari motivata dall’intento di rappresentarsi come controllori illeciti della zona oppure se sia stata motivata da altre ragioni, che devono essere ancora verificate.