Fa scalpore la foto sul web contro Trump: immagine di libertà? No, di decadenza

Il web spesso s’infiamma e discute di cose futili, crea insomma una gerarchia fittizia di temi e di personaggi, di opinioni e invettive. E non sappiamo ancora decifrare quanto tutto ciò sia frutto di libertà e quanto di una sapiente orchestrazione. Certo è che l’ultima passione degli internauti per la foto che ritrae una donna con il niqab e una drag queen con vistosa capigliatura rossa  sedute nella metropolitana di New York, una accanto all’altra, obbliga a una riflessione.

Foto scattata da uno studente della Guinea

La foto, scattata da uno studente della Guinea, Boubah Barry, è stata giudicata alla stregua di un’icona di libertà e di un simbolo anti-Trump: «Così è come dovrebbe essere la libertà», scrive il giovane originario della Guinea che ha postato online lo scatto. «Signor Presidente – continua rivolgendosi a Trump – noi non abbiamo problema con la diversità e abbracciamo la libertà delle religioni. E’ scritto nella costituzione» continua, invitando poi lo stesso Trump «a leggerla qualche volta». L’immagine è stata condivisa anche dalla drag queen, Gilda Wabbit, che ha contribuito a farla diventare virale. Non sono mancate anche le critiche e le prese di posizione ostili. 

Quale libertà esprime la foto?

Ma quale libertà viene immortalata nella foto? Non certo la libertà di culto o di fede, che non c’entra nulla con l’ostentazione esteriore. Semmai l’immagine fotografa le contraddizioni delle società globalizzate occidentali dove non esistono modelli, non esistono valori e non esistono regole che non siano quelle che ciascuno, da se stesso, improvvisa quotidianamente. Una libertà che non fonda relazioni significative ma sconfina in un indifferentismo anarchico. 

Un’immagine sbandierata contro Trump

Stupisce, infine, che il velo islamico venga sbandierato contro Donald Trump come effigie di autodeterminazione. E ciò soprattutto in prossimità dell’8 marzo. Festa di quali donne? Nella foto abbiamo una donna che non mostra il proprio volto. Forse lo fa per convinzione religiosa, forse la sua non è però una libera scelta, forse è solo adesione acritica a una convenzione. Viene il dubbio che l’esaltazione della donna col niqab sia un modo per giustificare il disinteresse, la rinuncia a immaginare un’integrazione che tenga conto anche delle regole e dei costumi occidentali. Abbiamo poi una donna che non non vuole essere donna. E che in definitiva si sente appagata dal suo non avere alcuna specificità. E’ una foto che ci interroga, certo. Ma di sicuro non poi così esaltante, soprattutto per l’insidiosa propaganda che vi è sottesa: la libertà come fuoriuscita dalla normalità. E la normalità, invece, spacciata per regresso, conservazione, chiusura, grettezza.