Elezioni addio. Renzi cambia passo e si accuccia all’ombra di Gentiloni

Le urne si allontanano e Matteo Renzi è costretto a cambiare passo e accucciarsi all’ombra del governo Gentiloni, dopo averlo messo a Palazzo Chigi nella convinzione di una soluzione provvisoria per poi ritornare in sella. Sfumata definitivamente l’ipotesi di votare prima dell’estate (anche perché il congresso del Pd ha dilazionato i tempi della politica), ferma la legge elettorale nelle commissioni, si riducono a sinistra i pasdaran del voto. Il mite Gentiloni ha annunciato di voler lavorare fino al 2018 illustrando una corposa agenda di governo e l’ex premier, in difficoltà anche per l’indagine sul padre, è improvvisamente diventato il primo supporter del capo del governo. Non ha più fretta di votare, anche perché i sondaggi vedono il Pd in caduta e la sua rivincita non è più certa come immaginava.

Renzi fa il tifo per Gentiloni

Così arrivano gli elogi inaspettati al suo successore. «Il premier Gentiloni, ospite di Pippo Baudo, ha fatto un ottimo intervento evidenziando, tra le altre cose, come l’obiettivo da perseguire tutti insieme sia continuare nell’opera di riduzione delle tasse. Dopo Irap costo del lavoro, Imu e Tasi, 80 euro, tasse agricole, canone Rai, Ires, collegato sul lavoro autonomo credo si possa e si debba continuare sulla strada della riduzione fiscale. Noi ci siamo», scrive Renzi nella e-news intitolata “Pubblicità e progresso”. Ospite di Otto e mezzo, lo ha detto esplicitamente:  «Dobbiamo fare tutti il tifo perché il governo vada avanti», l’abbassamento delle tasse come priorità del governo lo ha convinto ad arruolare nel partito del premier anche per allargare i consensi. Si deve lavorare per arrivare c fino a fine legislatura, è l’appello dell’ex premier che può contare sui renziani della prima ora. Calcolo politico certo, ma anche necessità. Gentiloni funziona più del previsto e per molti appare il migliore antidoto al grillismo che Renzi ha combattuto con polemiche aggressive e attacchi frontali spesso inefficaci.

La riconquista delle segreteria non sarà una passeggiata

A cambiare marcia contribuisce anche la baruffa dentro al Pd dopo la scissione e la percezione che la corsa per conferma alla segreteria del Pd non sarà una passeggiata: al momento l’ex rottamatore deve accontentarsi del 50 per cento del partito mentre le quotazioni di Emiliano e Orlando crescono. Non è un caso che Sergio Chiamparino e Giuseppe Sala scrivano una lettera a Repubblica per sollecitare Renzi a «non rinchiudersi in gruppi ristretti ma avere la disponibilità a veleggiare in mare aperto con nuovi equipaggi non necessariamente composti da persone di stretta osservanza del capitano».