E’ morto Staiti di Cuddia, l’irregolare che portò nel Msi la sua militanza nobile

Si è spento nella tarda serata di mercoledì 1 marzo Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, all’età di 84 anni. Era nato a Vercelli nel 1932, si era laureato a Pavia in Scienze geologiche. Iscritto al Msi nel 1949, vi ha militato sino al 1991. Faceva parte della componente animata da Pino Romualdi, fedele all’idea di una destra laica e modernizzatrice. E’ stato segretario provinciale di Pavia (1960-66) e di Milano (1978-81). Ha fatto parte della segreteria nazionale con Almirante prima e con Rauti poi, per cui è stato responsabile del settore esteri. 

Eletto in Parlamento nel 1979, è stato riconfermato nelle due successive legislature. Celebre lo schiaffo assestato a Giovanni Goria in Transatlantico: “Prima mi sono sfilato dal dito l’ anello gentilizio, non volevo fargli troppo male, e poi l’ ho colpito. In altri tempi avrei mandato i famigli a bastonarlo. Ma ormai sono decaduto e ho dovuto arrangiarmi per conto mio…”. Il motivo? Staiti riteneva scandaloso che Goria volesse entrare a far parte come ministro del governo Andreotti VI. Nel 1991 è uscito dal partito in polemica con la segreteria Fini e nel 1995 ha aderito al Movimento sociale-Fiamma tricolore, dal quale fu espulso nel 1997. Nel 1988 ha pubblicato il suo primo libro, Bande e banche. Nel 2006 ha pubblicato con Mursia la sua autobiografia, Confessioni di un fazioso, con prefazione di Massimo Fini.

Illuminante l’ultimo capitolo, intitolato “Bilanci”. “Sono entrato in Parlamento ricco e ne sono uscito povero. Credevo di dover salvare la mia anima, la mia politica, laica e contemporanea, spirituale. Forse l’ho salvata”. E ancora cita Beppe Niccolai, il missino eretico che sostenne in congresso facendo propria la mozione Segnali di vita e sfidando Giorgio Almirante: “Beppe Niccolai, riferendosi all’Italia, diceva che ‘un figlio ama la madre anche se sa che è una puttana’. L’Italia, costantemente pronta ad abbracciare i vincitori, assomiglia sempre di più a una prostituta, ma non posso fare a meno di amarla”. 

Staiti (nella foto insieme a Giorgio Almirante a Milano durante un comizio alla fine degli anni Settanta) ebbe la capacità di stare dalla parte degli “sconfitti” con “nobiltà” (proveniva dall’aristocrazia siciliana). Non amava i compromessi. E’ stata una delle figure del vecchio Msi più cariche di fascino perché viveva la politica più come stile, come estetica che come ideologia. Queste le ultime parole della sua autobiografia: “Non ho rimpianti né rimorsi: rifarei tutto ciò che ho fatto. Vivrei come ho vissuto. Da bambino ho assistito al crollo di un intero mondo e ho visto bruciare le città. Spero di non vedere bruciare i miei sogni”.