Deputato comunista russo ucciso ieri a Kiev, l’Ucraina accusa Mosca

L’assassinio dell’ex deputato comunista russo Denis Voronenkov, ucciso ieri a colpi di pistola in pieno centro a Kiev e morto a sua volta per le ferite riportate nello scontro a fuoco con la guardia del corpo della sua vittima, sarebbe secondo le accuse dell’Ucraina, un ex soldato di 28 anni della Guardia nazionale, nato in Crimea e di nazionalità ucraina ma addestrato dalla Russia come agente sotto copertura. L’uomo è stato identificato come Pavel (o Pavlo secondo la dizione ucraina) Parshov, ha denunciato Anton Gerashchenko, collaboratore del ministro degli Interni Arsen Avakov, in un post sulla sua pagina Facebook. Parshov, secondo la versione di Gerashenko, avrebbe passato la frontiera con la Bielorussia, dall’Ucraina, nel 2015, per poi raggiungere la Russia, dove sarebbe stato addestrato per missioni di sabotaggio in un centro creato dalla Nkvd ai tempi di Stalin e a cui è stato dato come compito quello di infiltrare l’apparato militare ucraino. Parshov avrebbe lasciato la Guardia nazionale dopo 13 mesi di servizio lo scorso agosto e sarebbe stato nell’elenco delle persone ricercate nella regione di Dnipropetrovsk dal ministero degli Interni, con accuse di frode e riciclaggio. Un altro Pavel Parshov ha tuttavia precisato di essere vivo e vegeto e di essere quantomeno confuso per la situazione, ha fatto sapere la sua avvocata, citato dal quotidiano Vesti rilanciato dalla russa Tass. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito l’illazione ucraina “assurda”, aggiungendo che l’uccisione rivelerebbe semmai “l’incapacità ucraina di garantire la sicurezza”.