Il “Corriere” se la canta e se la suona: attacca il M5S, ma Grillo è “figlio” suo

È giustamente impietosa l’analisi di Ernesto Galli della Loggia sulla sconcertante mancanza di politica tra i Cinquestelle. Dire che ha ragione è persino superfluo, tanto è fondata la forza del suo ragionamento. Sarebbe del tutto perfetta se non fosse per il fatto che a pubblicarla è stato il Corriere della Sera. Bella scoperta, si dirà: da sempre è quella la sua tribuna. Infatti, peccato sia la stessa che da un decennio a questa parte ha pensato bene di preparare e di tenere ben riscaldato il brodo dell’antipolitica, salvo poi scoprire che a beneficiarne non è stato – chessò – un Luca Cordero di Montezemolo, ma proprio gli esecrati grillini. Un filosofo lo definirebbe un classico caso di eterogenesi dei fini, più terra terra a noi viene in mente l’apprendista stregone. E così è: dieci di batoste alla “Casta” – tanti ne sono passati dalla pubblicazione dell’omonimo best-seller dei due “corrieristi” Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – per poi ritrovarsi un ex-comico a capo del primo partito italiano non è un bilancio esaltante per nessuno, figuriamoci per il quotidiano dell’illuminata e operosa borghesia lombarda. Che ora chiude la stalla a buoi già scappati. Prima di Galli della Loggia, era infatti toccato all’altro editorialista principe del Corriere della Sera, Angelo Panebianco, parlare addirittura di «resa culturale ai Cinquestelle». Anche in quel caso si tratta di un articolo dotto e condivisibile, ma con lo stesso punto di domanda: si tratta di un’autodenuncia o di una denuncia contro ignoti? La seconda, purtroppo. Fosse stata la prima, ci saremmo trovati in presenza di un fatto nuovo e clamoroso: il più importante quotidiano italiano che si assume di fronte ai suoi lettori e di fronte al Paese la responsabilità di aver contribuito a creare e ad alimentare un clima politico che ha portato l’Italia in un cul de sac. Sarebbe stato un esempio per tutti, soprattutto per i politici che tendono sempre ad autoassolversi, scrivere pressappoco le seguenti parole: «Signori cari, abbiamo invertito le priorità nazionali. Con le nostre inchieste e i nostri servizi, abbiamo lasciato intendere  che la cresta di un consigliere regionale sul rimborso-spese fosse più importante della delocalizzazione delle imprese o che il costo dei lecca-lecca alla buvette di Montecitorio producesse sull’economia le stesse conseguenze del calo del prezzo del petrolio. Lo abbiamo fatto per imprimere una svolta all’inconcludente politica italiana. Quella svolta sta per arrivare, ma non è quella da noi auspicata. Ce ne scusiamo». Bello e impossibile, lo sappiamo. Ma è anche l’unico modo che il Corriere della Sera ha per riconquistare, almeno sul tema dei grillini, la credibilità perduta.