Continua l’esodo da Mosul liberata: l’Onu ammette: siamo in difficoltà

Sono oltre 180mila le persone fuggite dai quartieri occidentali di Mosul, nel nord dell’Iraq, da quando il 19 febbraio è stata lanciata l’offensiva militare per
liberare interamente la città dall’Isis. Lo ha reso noto il governo di Baghdad, precisando che in 111mila hanno cercato riparo in 17 campi e centri di accoglienza vicini, mentre molti altri sono stati ospitati da parenti. Le autorità irachene hanno annunciato che nei campi profughi potranno essere ospitate altre 100mila persone, ma secondo l’Onu il numero degli sfollati potrebbe essere più alto. ”Le agenzie umanitarie stanno considerando la possibilità che altre 300mila-320mila civili possano fuggire nelle prossime settimane”, ha detto l’Ocha, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di coordinare gli aiuti umanitari. In realtà le Nazioni Unite non hanno mai brillato per efficienza né in Iraq né in Siria.

A Mosul l’Onu ammette la difficoltà

La coordinatrice dell’Ocha, Lise Grande, ha ammesso che l’invio di aiuti a Mosul ovest è ”molto più complesso” rispetto a quanto fatto per i quartieri orientali. ”La differenza principale è che decine di migliaia di famiglie sono rimaste nelle loro abitazioni nell’est. Nell’ovest, decine di migliaia sono fuggite”, ha spiegato. ”Se il numero di persone che lasciano la città crescerà ancora, la situazione potrebbe peggiorare molto velocemente”, ha avvertito. Si stima che a Mosul vivessero circa due milioni di persone quando, nel giugno del 2014, l’Isis ne ha preso il controllo.