Christian De Sica: ho sofferto la fame nera per i debiti di gioco di mio padre

Lo hanno salvato i cinepanettoni, altrimenti sarebbe stata la fame più nera. Colpa dei debiti di gioco accumulati dal celebre padre. E’ un attacco senza precedenti alla memoria del grande Vittorio quella di Christian De Sica, che in una lunga intervista al Fatto quotidiano racconta i dettagli della “leggendaria” povertà  vissuta alla morte del padre, icona del Neorealismo italiano, amato e onorato dal pubblico. ” Io e Silvia, mia moglie, abbiamo proprio sentito i crampi allo stomaco. Quando ci siamo conosciuti mio padre era morto da poco, io ero senza una lira in tasca, solo i debiti precedenti. Che fame. Per fortuna grazie a mia madre avevo imparato un mestiere che poi è diventato fondamentale per campare…”. Insomma una vita molto diversa da quella che il pubblico può immaginare, “anche allora – racconta il figlio d’arte – chi non era del mondo del cinema e non sapeva l’enormità del vizio al gioco di mio padre, non ci credeva del tutto”.

Christian De Sica: ho sofferto la fame

Dal  padre Vittorio, indimenticabile regista di capolavori come”Ladri di bicicletta e Sciuscià,  ha ereditato solo miseria e debiti. “All’epoca saltavamo i pasti, e pensare che vengo da una famiglia all’antica, dove dovevamo stare tutti a tavola e si mangiava dall’antipasto al gelato. Sempre. Infatti superavo i cento chili, avevo un po’di pancia, insomma ero grassottello. E da bravo figlio di borghesi andavo a scuola con l’autista. Mentre i primi tempi con Silvia una vera tragedia economica, l’esatto opposto. Una volta giravo un film in Francia, e parliamo della fine degli Settanta, a colazione ci davano due uova con la pancetta, io le prendevo e le davo a mia moglie. Per me era il digiuno”. Fame nera fino al successo dei cinepanettoni arrivato con il debutto cinematografico di Vacanze di Natale del 1984, “alla prima (di fronte agli applausi scroscianti e alla sala strapiena) ho detto a mia moglie Silvia: Se magna.

Il successo dei cinepanettoni

Una gavetta che si è conclusa nel migliore dei modi. “Il percorso è ovviamente lungo e complesso, però una bella sferzata me l’ha data Maurizio Costanzo quando non era ancora il Maurizio Costanzo che conoscono tutti, ma un autore di programmi Rai – prosegue la confessione – lavoravamo al varietà del sabato sera, a un certo punto, durante una chiacchierata, ha sentenziato: ‘A te non crederanno mai come uomo democratico, con questa faccia, queste espressioni e fisico, non è plausibile. Tu devi puntare al ruolo di figlio di papà, tutti penseranno che sei uno stronzo e ti noteranno’…”