Bersani cambia tattica: il dialogo con i Cinquestelle? Giusto se sono contro la destra

«I Cinquestelle tengono in stand-by il sistema. Ma se alle prossime elezioni — in assenza di un centrosinistra largo — s’indebolissero, arriverebbe una robaccia di destra». Sarebbero i grillini quindi, non il Pd a trazione renziana, l’argine alla «deriva populista e nazionalista». A parlare, riferisce il Corriere, è Pierluigi Bersani, che a Campobasso, a una riunione del nuovo soggetto Mdp (Democratici e progressisti), detta una linea del tutto opposta a quella seguita dal Pd. E cioè non opposizione dura ai grillini, non critica serrata al ruolo di Beppe Grillo “padre padrone” ma rivalutazione di un movimento che in ogni caso può fare diga contro il centrodestra che unito raggiungerebbe -secondo i sondaggi – il 30%.

E quindi Bersani, dopo le disastrose prove di dialogo con i grillini testimoniate dal famoso streaming del 2013, vorrebbe riprovarci. Ovviamente “nell’interesse del Paese” anche se la sua uscita sembra più una ulterirore presa di distanza dalle strategie fin qui messe in piedi dal Pd. «Il problema – ha detto ancora Bersani – è che, volendo mantenere la loro diversità, i Cinquestelle finiscono per bloccare il sistema. Lo tengono in stand-by, appunto, senza dar sbocco alle richieste di novità che provengono dal loro elettorato. A meno che…». A meno che il M5S “non si rivelasse davvero «capace di coalizzare in Parlamento». Se così fosse – scrive il Corriere – se dopo aver vinto nelle urne senza ottenere la maggioranza assoluta, i grillini dessero corso a questo disegno, Bersani sarebbe «pronto» ad accogliere un eventuale invito per una riedizione della diretta streaming del 2013″.

Un’ipotesi, secondo Bersani, migliore di un rassemblement con i centristi. Un ragionamento, tuttavia, che si scontra con la tesi dell’autosufficienza tenacemente difesa da Grillo, il quale continua a dire: “Andiamo soli e governiamo soli, possiamo farcela”. Ragionamento che stride in realtà anche con ciò che Bersani andava dicendo nel 2013, e cioè che se il M5S fosse andato al governo agli italiani sarebbe toccato in sorte di ubbidire a uno solo, il che non è compatibile con la democrazia.