Belpietro contro Feltri: è nervoso perché Libero perde il 37% delle copie

Sono giorni che Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri se le suonano dai rispettivi giornali, La Verità e Libero, di santa ragione. Tutto è cominciato con lo scambio d’accuse sull’inchiesta Consip (Feltri ha accusato Belpietro di essere “fiananziato a sua insaputa”) e da lì in poi il duello è continuato senza esclusione di colpi. In mezzo ci sono antiche rivalità e divergenze politiche (Belpietro ha accusato Libero di avere assunto posizioni filorenziane) e anche il fatto che alcune firme di punta di Libero hanno preferito il nuovo giornale di Belpietro.

Oggi l’ennesimo affondo di Maurizio Belpietro nei confronti di Vittorio Feltri, suo maestro per lungo tempo. Dal 1982, quando Belpietro cominciò con la routine del giornalismo a Bergamo oggi fino al 2001 quando spiccò il volo sfilando proprio a Feltri la direzione del Giornale. 

Risentimenti che oggi tornano a galla. Belpietro scrive oggi su La Verità che Feltri sta portando Libero al collasso, che le copie vendute dal quotidiano sono in calo del 37% e che per questo motivo Feltri attacca La Verità usando il “metodo Boffo” (espediente polemico fino ad oggi utilizzato solo dal fronte antiberlusconiano). Belpietro continua dicendo che Feltri mente quando asserisce che lui se ne sarebbe andato da Libero di sua volontà mentre fu invece silurato dall’editore Angelucci che voleva una linea più morbida nei confronti di Renzi.

Insomma, il litigio ha raggiunto il livello di guardia: “Purtroppo per lui – scrive Belpietro riferendosi a Feltri – rotolarsi nel fango non serve, perché quando non si sa che pesci prendere si prendono solo cantonate. Ma del resto il pover’uomo è un esperto di cantonate. Infatti passerà alla storia come il primo direttore sospeso per tre giorni dall’Ordine dei giornalisti per avere scritto un articolo, accusando l’allora direttore di Avvenire, Dino Boffo, sulla base di una velina falsa spacciata per vera. Il caso è noto come metodo Boffo, ma visto il seguito sarebbe meglio chiamarlo metodo Feltri. Quanto ai milioni (il poveretto, essendo avido, ne è ossessionato) ci parli dei suoi e soprattuto di quelli intascati quando dirigeva Libero…”.  Minacciosa la chiusa di Belpietro che avverte: “All’uomo chiamato manganello non darò la soddisfazione di tacere”.