Beccalossi e Salvini: più stringenti controlli nelle moschee di tutta Italia

Per l’Associazione Islamica di Milano, la Casa della Cultura Musulmana, l’Istituto Culturale Islamico, il Centro Islamico di Milano e Lombardia, ma anche per la Bangladesh Cultural and Welfare Association e per il Centro Cristiano Evangelico, deve essere stata recepita come una doccia fredda la conferma delle intenzioni ribadite oggi a Palazzolo (Bs), a margine di un incontro elettorale in vista delle prossime elezioni amministrative, da parte di Viviana Beccalossi e Matteo Salvini, che senza inutili perifrasi accomodanti o facili concessioni al politically correct sono tornati a dire: «Non appena ci daranno la possibilità di andare a votare e di tornare quindi a governare il Paese, estenderemo la Legge sui luoghi di culto della Lombardia in tutta Italia».

Beccalossi: la legge su moschee e luoghi di culto della Lombardia

L’assessore regionale e rappresentante di Fratelli d’Italia, delegata dal presidente Maroni a porre in essere tutte le azioni utili al contrasto del radicalismo islamico, ha fatto sua (insieme a Salvini) la missione di cui è stata investita dal numero uno del Pirellone, e ha perciò sottolineato come «i sindaci lombardi, proprio grazie alla legge regionale, abbiano lo strumento per chiudere moschee e centri islamici che non rispettano la normativa vigente». Del resto, non è fin qui stato un classico della radicalizzazione islamista redimersi con la jihad e ricostituirsi una nuova verginità religiosa e militante nella moschea di viale Jenner, a Milano, fino al recente passato nelle mani di imam come Abu Omar (che poi la Cia sequestrò illegalmente), e che ha forgiato al terrorismo jihadista figure quali Abu Nassim, uno dei capi dell’Isis, che «quando ancora viveva in Italia, era solito frequentare la moschea di via Quaranta e il centro islamico di viale Jenner»? Insomma, «quanto accaduto ieri a Berlino – ha aggiunto in conclusione, rafforzando teoria giuridico-amministrativa e intenzioni politiche, Viviana Beccalossi – dove è stata chiusa per motivi di sicurezza la moschea frequentata da Anis Amri, il killer dei mercatini di Natale, non è lontano dalla realtà italiana: se è vero come è vero che in più di un’occasione affiliati o persone vicino all’Isis sono transitati proprio da questi tipi di strutture anche nel nostro Paese».