Banca Etruria, tutti rinviati a giudizio eccetto uno: indovinate chi?

Fine indagine per il crac di Banca Etruria. Una raffica di rinvii a giudizio  per la dirigenza dell’istituto di credito aretino. Tutti a processo meno uno. Indovinate di chi si tratta? Si tratta del vicepresidente di Banca Etruria, Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nonché icona e personaggio-simbolo del renzismo. Singolare, no? ma così stanno le cose. «La Procura di Arezzo – si legge su La Verità – vuole che gli ex amministratori e dirigenti di Banca Etruria, ai quali a metà dicembre aveva notificato la chiusura delle indagini, vengano rinviati a giudizio con l’ accusa di bancarotta fraudolenta. Un manipolo di 21 colletti bianchi, guidato dall’ ex presidente Giuseppe Fornasari e dall’ ex direttore generale Luca Bronchi, è accusato di aver buttato al vento qualcosa come 180 milioni in prestiti clamorosamente avventati e che, non a caso, non sono mai tornati indietro».

L’intero vertice di Banca Etruria è dunque coinvolto nell’affaire. Ma in questo vertice, l’unico a salvarsi dal’accusa, è appunto papà Boschi. «Non era nella lista dei “cattivi” già a metà dicembre, segno che non gli sono stati addebitati coinvolgimenti diretti in operazioni anomale», annota il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. 

Di un eventuale coinvolgimento del padre della Boschi  nell’inchiesta s’era parlato poco più di un  anno fa. E ciò a proposito dell’ultimo consiglio di amministrazione di Banca Etruria. nel corso della quale fu deliberata una liquidazione milionaria all’allora direttore generale, Luca Bronchi . Nella riunione, tutti i componenti del Cda si espressero a favore della liquidazione, con un solo astenuto. E non era papà Boschi