80 anni fa scompariva H.P. Lovecraft, padre della fantascienza “nera”

Howard Phillips Lovecraft morì il 15 marzo del 1937, a Providence, dove era nato, ma in Italia è “esploso” solo negli anni Settanta, quando le sue opere iniziarono a essere pubblicate anche qui da noi. Lovecraft iniziò a essere conosciuto grazie anche all’opera di alcuni studiosi e critici italiani, tra cui ricordiamo sicuramente Gianfranco De Turris, Sebastiano Fusco, Giuseppe Lippi e altri, che ne introdussero le tematiche e la narrativa presso i lettori italiani. Lovecraft, proveniente dalla Nuova Inghilterra, proprio come Edgar Allan Poe, cui Lovecraft si ispirava, è considerato un precursore dei grandi scrittori di fantascienza statunitensi, anche se spaziò dall’horror alla fantasy al noir, oltre che alla poesia. La sua vita ha contribuito alla sua leggenda e a far leggere in una nuova luce i suoi scritti. Oltre che di Poe, Lovecraft era estimatore di Ambrose Bierce, lo scrittore americano scomparso nel nulla nel 1914 dopo essere partito per combattere nella rivoluzione messicana: di lui non si è mai saputo più nulla. Nato nel 1890 a Providence, nel Rhode Island, Lovecraft visse sempre qui, tranne una parentesi di due anni dopo il matrimonio, durante i quali visse a New York, per la precisione a Brooklyn. Secondo la leggenda, visse con una zia e usciva solo di notte: per sua stessa ammissione, era interessato all’evasione dalla vita più che alla vita stessa. Solitario, introverso, fu afflitto durante tutta la sua esistenza da ristrettezze economiche e da varie malattie. I suoi racconti non venivano sempre accettati dalle case editrici, così si adattava a rielaborare quelli degli altri e a svolgere altre mansioni editoriali. Su questo strano e inquietante scrittore si è sviluppato negli ultimi decenni un vivace dibattito, relativo alle sue idee politiche e al suo razzismo, razzismo però di tipo kiplinghiano: in quel periodo, infatti, gli anglosassoni consideravano loro stessi come gli unici civilizzati, destinati a portare civiltà e progresso ai popoli primitivi, e l’opinione era più comune di quanto si possa pensare, anche negli Stati Uniti e malgrado la guerra di secessione.

Lovecraft fu scoperto solo negli anni Settanta

C’è anche da dire che i genitori di Howard soffrirono entrambi di turbe mentali, acuite probabilmente dalla crisi economica che li colpì. La madre era iperprottettiva nei suoi confronti,  ma ebbe il merito di avergli fatto conoscere la natura con lunghe vacanze solitarie e di avergli fatto sviluppare la fantasia; il ragazzo, infatti, si creò un mondo interiore alternativo, a causa sia del suo essere cagionevole che del suo carattere chiuso, consegnando forse così all’umanità un grande e rivoluzionario autore. A quanto pare, a soli 13 anni scrisse il suo primo racconto gotico. Iniziò a scrivere poesie, a pubblicare qualche racconto, ma soprattutto intessé una fitta di corrispondenza con una serie di persone, scrittori perlopiù, con i quali fu in rapporti epistolari per tutta la vita. Era piuttosto conosciuto nell’ambiente: nel 1924 addirittura Houdini gli commissionò un racconto sul tema dell’antico Egitto, intitolato Sotto le piramidi. Dopo la fine del suo matrimonio, nel 1928, tornò a Providence dove scrisse, tra gli altri racconti, Il richiamo di Chtuluh, oggi famosissimo. Tra l’altro, in questo prolifico periodo due dei suoi capolavori, Alle montagne della follia e Il colore venuto dallo spazio, furono però rifiutati da Weird Tales. Così, mentre le sue finanze andavano sempre peggio, fu costretto a rielaborare scritti altrui quando addirittura non a fare il ghostwriter. Il 15 marzo di ottant’anni fa, morì in conseguenza di un tumore. Fu sepolto nella cappella di famiglia a Swan Point a Providence, ma senza una lapide. Lapide che fu invece eretta solo nel 1977 a opera di un gruppo di estimatori. Lovecraft ha il grande merito di aver creato una mitologia coerente dal nulla, pretendendo di spiegare il mondo e la sua origine, che secondo lui sarebbe ostaggio eterno di misteriosi abitatori che vennero sulla terra molto tempo fa e che ancora ci abitano, aspettando. E un giorno, dice Lovecraft, si risveglieranno e puniranno l’umanità. Molti lo tacciano di pessimismo cosmico, ma la sua cosmogonia è la risultante della sua vita, delle sue difficoltà, del particolare indirizzo che presero i suoi interessi e alla fine del suo carattere. Uno dei Paesi in cui l’infelice Lovecraft è stato maggiormente apprezzato e compreso è proprio il nostro: vi sono dei circoli culturali a lui dedicati e il primo convegno su di lui e la sua opera si svolse in Italia, a Trieste.