Vigili del fuoco in sit-in a Montecitorio: «Ci chiamano eroi ma ci danno stipendi da fame»

Dal palco dell’Ariston, dove i Vigili del fuoco sono stati giustamente celebrati come eroi del quotidiano per le ultime imprese compiute dalle zone terremotate a quelle funestate dalla stroardinaria ondata di neve e maltempo, alla piazza. E la piazza scelta per la protesta è quella di Montecitorio, dove una nutrita rappresentanza di uomini del corpo si sono dati appuntamento per far sentire la loro voce.

Vigili del fuoco in sit-in a Piazza Montecitorio

E sono arrivati da tutti Italia, con le loro divise, comprese dalle Regioni messe in ginocchio dal terremoto, con cartelli, fischietti e un palco montato in piazza per rivendicare diritti e competenze a loro detta rinnegati dalla Stato: «Ci chiamano eroi – lamentano – ma abbiamo degli stipendi da fame». E per questo hanno pensato di unire le voci della protesta in un coro di rivendicazioni intonata sotto Montecitorio per rivendicare riconoscimenti a loro negati, o quanto meno non adeguatamente riconosciuti, nonostante ruolo, impegno e spirito di sacrificio dimostrato sempre, nelle emergenze nazionale come nelle realtà quotidiane locali. Una categoria, quella dei vigili del Fuoco che abbiamo imparato a riscoprire e ad apprezzare per l’impegno profuso, a dispetto di tutto e di tutti, nelle aree colpite dal terremoto, fino alla maratona contro il tempo e contro la morte ingaggiata nella zona del disatro dell’hotel Rigopiano. Un corpo speciale di cui, a causa dei recenti fatti di cronaca, siamo tornati ad apprezzare coraggio e dedizione, preparazione e poliedricità del soccorso da loro garantito.

La protesta contro la disparità retributiva rispetto agli altri corpi

Non a caso, allora, molti degli striscioni e dei cartelli del sit-in sfoderati nella romana piazza Montecitorio recitavano, tra gli altri: «Amati dai cittadini ma umiliati dallo Stato»; e ancora, «non chiediamo privilegi, ma parità agli altri corpi». Questi sono solo alcuni degli slogan urlati dai vigili del fuoco in piazza Montecitorio. E il problema è soprattutto questo: la retribuzione. I vigili del fuoco non rientrano nel comparto sicurezza, o meglio, non sono inquadrati come tali. Da qui la disparità retributiva a loro inflitta rispetto agli altri corpi, che va da un minimo di 300 fino a 1000 euro al mese. E che brucia di più da quando, dal gennaio scorso, la forestale è entrata a far parte del corpo dei vigili del fuoco: «Mi ritrovo in volo con colleghi che guadagnano mille euro più di me ogni mese – ha spiegato allora un elicotterista di Venezia – e francamente è umiliante. Ci chiamano eroi ma abbiamo stipendi da fame: questa è la realtà». Un’amara realtà descritta anche dalle parole di un altro vigile del fuoco, presnte in piazza dove è arrivato dalla Basilicata. «Vogliono darci un contentino di pochi euro al mese per tenerci buoni – ha rincarato la dose  – ma noi chiediamo l’equiparazione con gli altri corpi, senza se e senza ma».

La richieste del sindacato di settore

Non solo: il Conapo, il sindacato che oggi è sceso in piazza per rappresentare le istanze dei vigili del fuoco, ha sottolineato anche la carenza di organico: circa 3.000 operativi in meno. E per questo ha richiesto a gran voce la parificazione delle indennità specialistiche come accade per gli altri corpi. Con un riconoscimento adeguato di tutte le specializzazioni: non solo elicotteristi dunque, ma anche nautici, elisoccorritori, sommozzatori e tlc. «Non ci tiriamo mai indietro, quando c’è un’emergenza mettiamo a rischio la nostra vita e non smetteremo mai di farlo – ha ribadito un drappello di vigili del fuoco, i caschi fieramente calzati sulle teste – ma a questa ingiustizia occorre mettere fine. Ne va della nostra dignità. Chiamarci eroi serve a ben poco se poi veniamo umiliati ogni mese, puntualmente ad ogni busta paga». Un disconoscimento umiliante che non può essere gtemperato solo da belle parole…