Via l’assessore incinta: è bufera sulla presidente M5S del Municipio

Appena qualche giorno fa, media e web si erano congratulati con l’inusuale decisione di una coppia di imprenditori veneti di assumere una giovane donna al nono mese di gravidanza. Oggi, stupore e apprezzamento per quella scelta così eloquente cedono il passo alle polemiche seguite a un caso analogo dagli esiti diametralmente opposti. Protagonisti e “vittima”, movimentisti pentastellati.

Via l’assessore incinta: bufera sulla presidente M5S

Dunque, ci risiamo: e quando ancora non abbiamo finito di stupirci e di gioire della decisione felicemente controcorrente dei due imprenditori di Mestre pronti a contrattualizzare una donna in procinto di partorire, torniamo a fare un passo indietro. E allora, come riporta un dettagliato servizio dell’Ansa, «ha suscitato polemiche la decisione della presidente del IV Municipio Roberta Della Casa di revocare le deleghe a Bilancio e Trasparenza dell’assessore Emanuela Brugiotti attualmente in maternità». Immediata, e bipartisan, la reazione indignata delle varie forze politiche in campo, tanto da indurre la minisindaca a dare conto della sua improvvida decisione, inaccettabile al quadrato se si considera che delitto e castigo sono addebitabili proprio al movimento nato dalla popolazione civile su istanze e a difesa dei valori e dei diritti della cittadinanza. Anche per questo allora – oltre che per la genericità delle scuse indicate a giustificazione della inopportuna scelta – le argomentazioni mosse dall’esponente Cinquestelle non hanno convinto. «Sono donna e mamma di due bambini, so che si possono conciliare lavoro e famiglia. In questo caso purtroppo non è stato possibile». E ancora: «Quando ho nominato l’assessore Brugiotti a fine giugno sapevo che era incinta – spiega Della Casa – dato che appoggio l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, siamo rimaste d’accordo che si sarebbe assentata un mese o due. Prima della gravidanza mi ha comunicato che si sarebbe dovuta assentare prima e quindi insieme abbiamo cercato delle soluzioni. Le ho tolto la delega al bilancio, dovevamo votare, ed è rimasta con quella alla Trasparenza. Eravamo d’accordo per una sua collaborazione a distanza, da casa che però non c’è stata».

La disperata difesa della presidentessa Cinquestelle

Quindi, l’affondo finale di questa disputa professionale e morale condotta non proprio in punta di fioretto: «In questi tre mesi non ha collaborato in alcun modo, nemmeno comunicandomi gli obiettivi per il 2017. Oggi sarebbe dovuta rientrare ma mi è arrivata una sua mail nella quale scriveva che non sapeva dirmi quando sarebbe rientrata. Per il momento, dunque, ho io le deleghe». E anche le accuse di discriminazione piovute copiose, dalle aule istituzionali all’agorà del web, sul suo conto. Ma la presidente prova a difendersi strenuamente, e a tutti replica sostenendo semplicemente: «Nessuna discriminazione ma solo la necessità di mandare avanti la macchina amministrativa». Con buona pace di chi, appena sei giorni fa, aveva gioito del fatto che, nel sommerso del lavoro in nero e delle discriminazioni selvagge, nella giungla del Jobs’Act e in barba ai dati sulla disoccuppazione giovanile e femminile, aveva applaudito all’assunzione di Martina Camuffo, contrattualizzata a 10 giorni dal parto. La proporzione rimette in pari i conti: per una donna sostenuta, ce n’è sempre un’altra penalizzata…