Vasto, Di Lello conferma: “Il ragazzo mi ha sfidato con lo sguardo”

“Non ero mica uscito per ucciderlo. Stavo tornando dal campo di allenamento, giù a Cupello, e chi ti incontro? Italo, con quel suo solito sguardo di sfida”.  Fabio Di Lello ha raccontato così quella mattinata che lo indotto al gesto folle, ammazzare Italo D’Elisa, quel ragazzo che qualche mese prima gli aveva ucciso la moglie in un incidente d’auto. Una vendetta che potrebbe costare l’ergastolo all’ex calciatore di Vasto, perché l’accusa per lui è di omicidio premeditato, anche se Di Lello nega di essere sceso in strada, quella mattina, con l’intenzione di uccidere il ragazzo. Secondo Repubblica, però, il procuratore, Giampiero Di Florio, è intenzionato a contestare l’aggravante all’omicida, sulla base di un’ultima telefonata che fa, dopo al bar, prima di salire in macchina e prendere quella pistola che aveva acquistato dopo la morte della moglieRoberta. Un amico avrebbe telefonato a Di Lello per dirgli: «Vieni, Italo è qui». L 

Di Lello ammette l’odio ma non la premeditazione
 

“Tornavo dall’allenamento dei ragazzi e me lo vedo davanti in bici, veniva in senso contrario al mio. Abbiamo incrociato lo sguardo, aveva quel solito sguardo di sfida. Sono mesi che lo vedo nei suoi occhi: non ne potevo più”. ha detto Fabio Di Lello agli inquirenti. “Ho visto che imboccava via Perth e appena ho potuto ho fatto inversione di marcia. Lui si era fermato al bar, ho visto la bicicletta parcheggiata davanti al DrinkWater café, ho parcheggiato la mia macchina lì vicino e sono sceso. Non sapevo neanche io perché: volevo affrontarlo, parlargli. Non certo ucciderlo, avvocato. Avevo la pistola in macchina ma non l’ho presa, sono sceso e sono andato verso il bar”. Quando Italo esce dal bar gli spara, Italo muore sul colpo, lui scappa sulla tomba della moglie, poi si consegna ai carabinieri.