Una televendita spacciava falsi gioielli antichi: il bluff smascherato in diretta dalla GdF

Un classico delle truffe: di quelle che Corrado Guzzanti sbeffeggiava nelle sue parodistiche imitazioni di televenditori che all’asta proavano a vendere un “Mutandari” prima maniera come fosse una tela di Picasso del “periodo blu”. E così, dalla farsa alla realtà giudiziaria – e sempre con l’intermediazione chiave di un canale dedicato alla televendita di preziosi – nell’ambito di una complessa indagine delegata da Hans Roderich Blattner, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza, volta al contrasto delle frodi nell’esercizio del commercio, il Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza, ha segnalato all’Autorità giudiziaria berica un operatore orafo della provincia di Vicenza, il quale, collaboratore di una società orafa della provincia di Vicenza e attraverso programmi televisivi andati in onda su un canale di televendita a copertura nazionale, proponeva l’acquisto ad ignari consumatori di gioielli di recente fabbricazione spacciandoli, invece, per “antichi”, come risalenti al XIX Secolo, quindi di maggior pregio e valore.

Una televendita spacciava falsi gioielli antichi

E il bluff è stato smascherato in diretta tv: i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza, infatti, al termine di una televendita, hanno proceduto alla perquisizione della sede della società orafa vicentina con il conseguente sequestro degli oggetti preziosi promossi in televendita (75 monili, riproduzioni di pezzi antichi, per un controvalore di circa 150 mila euro), nonché di una corposa ed eterogenea documentazione contabile ed extracontabile, al fine di stabilire, attraverso una perizia, l’effettiva genuinità e provenienza dei gioielli. L’esame di quanto posto in sequestro, che ha riguardato anche i file audio-video di tutte le puntate delle televendite andate in onda da ottobre a novembre dello scorso anno, ha permesso di accertare che gli oggetti promossi in vendita in tv (spille, collane, anelli e bracciali) non erano gioielli antichi, bensì delle loro mere riproduzioni realizzate da operatori del settore orafo dell’Hinterland partenopeo. Tanto che, le stelle Fiamme Gialle precisano, tale circostanza è emersa proprio a seguito di ulteriori e specifici riscontri presso quelle aziende, che avevano ceduto la merce in questione correttamente qualificandola come «riproduzione» di oggetti antichi. Ecco perché la frode verso i consumatori è stata contestata all’orafo vicentino sul quale, appunto, si sono concentrate le investigazioni. 

Il bluff smascherato in diretta tv dalla Guardia di Finanza

E allora, le indagini su documenti contabili sequestrati hanno accertato che nel periodo dal primo maggio dell’anno scorso (cioè da quando sono iniziati i rapporti economici del vicentino con le aziende campane) sino al 16 novembre scorso, la società vicentina ha venduto, attraverso le televendite, oltre 3000 oggetti preziosi, pari ad un importo complessivo di circa 3 milioni di euro. I clienti erano costituiti prevalentemente da persone anziane, appassionate di televendite, residenti sull’intero territorio nazionale, che hanno speso, per ciascun pezzo, anche oltre 5000 euro. Nei giorni scorsi, l’indagato, che aveva chiesto di essere sentito dall’AG, è stato interrogato dai finanzieri. L’attività delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Vicenza si inquadra nel dispositivo a tutela dei consumatori dalle insidie nascoste nei mercati e richiama l’importanza di prestare massima attenzione alle caratteristiche del prodotto e di essere correttamente informati sulla effettiva provenienza dello stesso. Insomma, i finanzieri esortano a tenere gli occhi aperti e magari la tv un po’ più spenta…