Un asse Germania-Russia? Rischi e opportunità in un libro di Santangelo

La sicurezza del continente europeo passa , per buona parte, attraverso il rapporto tra Germania e Russia. È attorno all’asse Berlino-Mosca che si assiste alla massima concentrazione di potenza in Europa: potenza economica e finanziaria, dalla parte tedesca; potenza militare ed energetica dalla parte russa. Comprendere la geopolitica di questo rapporto è fondamentale per capire l’esito possibile dei processi in corso su scala continentale, processi che, volenti o nolenti, riguardano anche l’Italia.

Purtroppo, almeno per quello che riguarda il nostro Paese, la geopolitica continua a essere poco presente nel dibattito pubblico. E ciò la dice lunga sul ritardo e sulla marginalità delle culture politiche oggi prevalenti in Italia. Va pertanto accolta con interesse ogni opera che tenda a superare questo limite e a proporre al pubblico italiano la realtà effettiva dell’evoluzione geopolitica in atto, aprendo squarci nel velo della superficialità e della mistificazione ideologica.

Una di queste opere è l’interessante volume, da poco pubblicato, di Salvatore Santangelo: Gerussia – L’orizzonte infranto della geopolitica europea (Castelevecchi, pp. 183, euro 18.50). È  un libro ricco di riferimenti e di profondità analitica, che si muove sul doppio binario dei richiami storici e dello studio aggiornato degli ultimi eventi sullo scacchiere europeo. Una doppia lettura necessaria, se vogliono realmente comprendere i fenomeni geopolitici, soprattutto quando parliamo di due Paesi, come appunto la Germania e la Russia, legati da una sorta di amore-odio, un sentimento ambivalente che ha storicamente prodotto, sì, immani devastazioni belliche, ma anche importanti momenti di cooperazione. Santangelo cita un significativo passo del discorso tenuto da Vladimir Putin al Bundestag dopo l’attentato alle Twin Tower: “Tra la Russia e gli Stati Uniti c’è un oceano, tra la Germania e la Russia una grande storia”.

Così l’autore individua le tappe fondamentali di questo rapporto, come esso si è svolto nell’arco degli ultimi 150 anni: “Dall’Alleanza dei tre imperatori (1872-73/ 1881) fino ai grandi progetti di integrazione energetica (il Nord Stream e il suo raddoppio), passando per il Trattato di Rapallo (1922), l’Operazione Barbarossa (giungo 1941), la catastrofe del III Reich (1945), lo smembramento della Germania (1949), la caduta del Muro di Berlino (1989) ; spingendo lo sguardo verso la ‘grande crisi’ del 2008 e a quella dell’Ucraina del 2014″.

Dunque una relazione, a tratti, sanguinosa, ma comunque “speciale”. La chiave di questo rapporto si chiama modernizzazione. La Russia ha storicamente bisogno della Germania per l’adeguamento delle sue strutture tecnologiche e industriali. “La Russia ha ricevuto un apporto spesso fondamentale a sostegno della propria nascente industria attraverso investimenti, servizi, professionalità, manufatti di alta qualità prodotti dall’industria tedesca”. Oggi questo rapporto si condensa nel gasdotto Nord Stream e nella consapevolezza, da parte di Putin, che la Russia ha comunque bisogno della Germania per il proprio ammodernamento.

All’evoluzione di questo rapporto non possono essere, naturalmente, estranei gli altri Paesi europei. Ma proprio qui, secondo Santangelo, nasce il problema: perché, se non c’è dubbio che in Europa stia rinascendo la potere tedesco, non c’è altrettanto dubbio che si tratta di un potere “riluttante”. Chiusa nel bozzolo del suo benessere, la Germania della Merkel e di Schauble, non intende esercitare un ruolo di leadership politica. L’unico metro che sembra interessare a Berlino è solo quello finanziario e commerciale.

Ma ciò crea un vuoto politico al centro del Continente. Un vuoto che può produrre nuove tensioni. Perché non è sufficiente il mero interesse economico e commerciale a garantire la pace. Occorre anche un’azione politica che si fondi su una visione geopolitica. Emblematica la questione ucraina. Per disattivare tale mina – osserva Santangelo – la Germania dovrebbe “recitare in ruolo che anche i russi auspicano e che una parte dell’establishment tedesco non disdegna: mediare, e non ‘polarizzare’ ” .

Le tensioni possono prodursi soprattutto  nei Paesi della fascia intermedia tra Russia e Germania. Fondamentale, anche qui, il riferimento è  alla storia. Perché questi Paesi hanno sofferto per la pressione contemporanea della potenza tedesca e di quella russa. “Per esempio – osserva l’autore – a Varsavia e a Vilnius si è parlato del gasdotto Nord Stream (e dell’ipotesi del suo raddoppio) come di una riedizione del Patto Molotov-Ribbentrop“. Pesa, in quest’area, il retaggio di quella che Santangelo chiama la “geografia insanguinata” della guerra civile europea.

La Gerussa è, al dunque, un’opportunità, ma anche una grande incognita. I fantasmi del passato possono tornare in nuove forme. E libri come questo di Santangelo ci fanno intendere l’enorme posta in gioco. Così conclude l’autore: ” Se l’integrazione tra Russia e Germania non sarà un progetto egemonico costruito su freddi calcoli (…) e quindi saprà nutrirsi, magari rinvigorendolo, dello stesso spirito che ha animato i padri fondatori che vollero edificare al Casa comune sulle macerie fumanti della guerra civile tra europei, forse finalmente, gli spettri e gli orrori di questa geografia insanguinata potranno essere esorcizzati”. È un auspicio più che condivisibile. Ma, affinché si realizzi, occorre un forte recupero di consapevolezza storica e geopolitica nelle classi dirigenti della Germania. E non solo. L’Europa è fragile. Soprattutto spiritualmente.