Trump provoca i buonisti: Usa fuori dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu

Altra sfida di Donald Trump ai leader globalisti. Un’altra sfida politicamente scorretta. Che tra il presidente e le Nazioni Unite non vi sia mai stata, per così dire, una “corrispondenza celeste di amorosi sensi”, lo si era intuito presto. Ora l’amministrazione starebbe valutando la possibilità di un ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio Onu dei diritti umani, spesso accusato di essere parziale nei confronti di Israele e di includere al suo interno Paesi accusati di violazioni dei diritti che invece dovrebbe salvaguardare, come Cina e Arabia Saudita. Lo hanno detto a “Politico” due fonti in contatto con funzionari attuali e passati dell’amministrazione americana.   Secondo le fonti, il ritiro non sarebbe immediato e non avverrebbe comunque in tempo per l’inizio della sessione annuale, fissata per lunedì 27 febbraio,  mentre una decisione coinvolgerebbe, a parte lo stesso presidente, il segretario di Stato Rex Tillerson e l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley.

“Ci sono state una serie di richieste provenienti dall’ufficio del segretario di Stato che indicano che si stia mettendo in dubbio il valore dell’appartenenza degli Stati Uniti al Consiglio dei diritti  umani”, ha detto una fonte, secondo cui in alcuni incontri privati Tillerson avrebbe espresso scetticismo sul Consiglio. “La nostra delegazione – si è limitato a commentare il portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner – è pienamente coinvolta nel lavoro per la sessione del Consiglio dei diritti umani  che inizia domani”.   Gli Stati Uniti erano entrati nel Consiglio, creato nel 2006 in
sostituzione della Commissione, anch’essa spesso criticata per il suo lavoro, sotto l’amministrazione di Barack Obama, ritenendo che fosse più utile farne parte, cercando di influenzare la sua opera dall’interno, piuttosto che attaccarla dall’esterno.