Sos dei sismologi: ci sono 9 sistemi di faglie nel solo Appenino centrale

Dal 24 agosto sono drammaticamente diventati di uso comune termini come faglie e liquefazione dinamica del terreno. Dal 24 agosto abbiano imparato a conoscere piccole realtà urbane del centro Italia e i loro abitanti messi in ginocchio dal continuo tremare della terra. Dal 24 agosto geologi e sismologi sono diventate figure professionali familiari, e nonostante dal quel terribile giorno d’estate entrambe le categorie di addetti ai lavori continuino a ripetere come un mantra il concetto dell’imprevedibilità di un evento sismico, il loro parere è quello più consultato e ascoltato. Con terrore, sì, ma anche con molta attenzione: specie quando, in riferimento agli ultimi eventi sismici, ci spiegano – e contestualmente rivelano – che “nel solo Appennino Centrale  abbiamo nove sistemi di faglie”.

Sisma, 9 sistemi di faglie nel solo Appennino centrale

Ben nove, tra le quali le più lunghe risultano essere quelle di “Pizzoli-L’Aquila, ben 34 km; e di Preci-Cittareale, lunga circa  27,5 km”. Questa l’ultima informazione sui movimenti tellurici e sull’attività del sottosuolo resa dal geologo Dino Gazzani, aprendo i lavori della convention “Io non tremo” a Cupra Marittima. Ma, al di là delle peculiarità che la caratterizzano e la differenziano, sappiamo davvero cos’è una faglia? “La faglia – ci spiega allora il geologo – è una frattura della crosta terrestre che separa due blocchi di roccia che scorrono uno rispetto all’altro, dando origine alle onde sismiche”: conoscere la sua esistenza e le sue particolarità – dimensioni comprese – non aiuta però ad evitare i rischi. Sempre Gazzani, infatti, spiega come “non possiamo ridurre la pericolosità sismica in quanto non possiamo attenuare i movimenti tettonici che sono alla base dei terremoti, anche se possiamo ridurre il rischio sismico”.

Il rischio sismico e l’imprevedibilità di un terremoto

Come?  “Una corretta progettazione non può e non deve avvenire senza una caratterizzazione geosismica del terreno, tramite lo studio degli effetti di sito. Spesso – sottolinea in conclusione Gazzani – le cause dei danni provocati dal sisma vanno ricercate in una differente pericolosità sismica locale, determinata anche dal diverso modo in cui si propaga il terremoto o dall’instabilità del suolo”. Per questo, avvertono specialisti del settore, sono fondamentali gli studi di Microzonazione Sismica, perché individuano e caratterizzano le zone stabili, le zone stabili suscettibili di amplificazione locale e le zone soggette a instabilità, quali frane, rotture della superficie per faglie e liquefazioni dinamiche del terreno. Anche questi ultimi ragguagli sul tema, dunque, lo confermano una volta di più: si può cercare di limitare il danno ma non di prevederlo.