Scissione Pd? “Che la facciano presto, fanno schifo…”. La gente reagisce così (video)

 

 

Pd, psicodramma infinito e la gente non ne può più, il Paese ha tanti problemi che vengono ora strozzati dall’eterno discutere del partito di maggioranza (per ora).  tutti lo ripetono, iscritti, simpatizzanti, delusi e non. Mentre assistiamo all’arrovellarsi “amletico” dei protagonisti, le persone guardano sgomente e infuriate allo spettacolo sempre più complicato, sempre più svincolato dal bene del Paese. Intanto, questo lo sviluppo del copione: da Renzi nessun passo indietro, scissione ormai in atto. Non solo l’ex premier non parlerà, neanche parteciperà. Non c’è più nessuna trattativa possibile: il congresso del Pd è avviato, domani la direzione nominerà la commissione incaricata di gestire il percorso. Non parlerà – spiegano i suoi – perché si è ormai dimesso da segretario. Sono Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi – dicono i renziani – a dover decidere se sfidare Renzi nelle primarie di primavera oppure uscire dal partito. Speranza, che guida i bersaniani, e Rossi non andranno alla direzione e hanno più di un piede fuori. Lo psicodramma prosegue. Questi i ruoli.

Scissione, Letta: “Non può finire così”

Emiliano viene descritto come ancora incerto: i renziani non escludono ripensamenti. Ma all’indomani dell’assemblea la scissione nel Pd è nei fatti. E tra chi resta, già si tessono le trame del congresso: Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano lavorano a una candidatura alternativa a Renzi. Lo psicodramma si avvale di varie scene madri: Enrico Letta che dice: “Non può finire così. Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Non può, non deve finire così”, scrive su Facebook Letta, rompendo un lungo silenzio sulle questioni del partito. Non cita Renzi, ma appare chiaro che si riferisce a lui quando invoca che “generosità e ragionevolezza” prevalgano su “logiche di potere”. Perché ricorda che proprio tre anni fa fu costretto a lasciare Palazzo Chigi con “sgomento solitario”. 

Prodi. “Suicidio collettivo”

«La scissione è un suicidio collettivo», declama Romano Prodi  in un colloquio con “la Repubblica”, dicendo  di essere “angosciato” dalla prospettiva di una spaccatura nel Pd, un rischio che anch’egli sta cercando di scongiurare. “Faccio decine di telefonate – ha detto – certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono. Pensa che io mi rassegni? Non esiste. Semmai, mi intristisco,  dice in modo melodrammatico  l’ex leader dell’Ulivo. Trascorso il lunedì a Firenze,  Renzi, come detto, non sarà in direzione: è già proiettato sulla campagna congressuale. A gestire la transizione ci sarà Matteo Orfini, ma sarebbe da definire se sarà lui a guidare la commissione che fisserà regole e date del congresso: l’organismo sarà ufficializzato domani in direzione e dentro ci saranno rappresentanti delle diverse componenti, si attende solo di sapere se ci sarà anche un rappresentante di Emiliano.

Nuovo soggetto politico già pronto?

La macchina organizzativa – si apprende dai siti on line dei maggiori quotidiani e sulle agenzie- si è già messa in moto: venerdì potrebbero essere annunciati i gruppi parlamentari e all’inizio di marzo l’evento che avvierà la costituente del nuovo partito della sinistra. Le date potrebbero slittare perché “c’è bisogno prima di spiegare quel che accade sui territori”. Ma “tecnicamente” la scissione della minoranza dal Pd non è ancora avvenuta. Enrico Rossi annuncia che restituirà la tessera, Roberto Speranza dice di non vedere “le condizioni per stare nel congresso” e accusa Renzi di aver voluto la rottura. Ma si attende ancora il “rebus” Michele Emiliano: quando, al massimo oggi, avrà sciolto la riserva (restare nel Pd e sfidare Renzi al congresso o lasciare subito) partirà il percorso dell’uscita dal Pd. Si inizia già a tessere la tela per conquistare al nuovo soggetto di centrosinistra gli ex di Sel e soprattutto Giuliano Pisapia. Ieri in serata l’ex sindaco di Milano ha partecipato a Venezia a un evento – in programma da tempo – con Speranza. Con il suo Campo progressista sta girando l’Italia, sarà a Roma il 12 marzo. Il suo obiettivo, spiega, è costruire un “condominio” dove la sinistra possa convivere e dare una casa a “milioni di persone”.