Schiaffo di Trump alla stampa ostile: ecco l’elenco degli attentati islamici

Detto fatto: il presidente americano Donald Trump vuole dimostrare che non parla a vanvera quando accusa la stampa – non solo di stargli pregiudizialmente contro – di minimizzare il reale pericolo rappresentato dai terroristi islamici. Oggi la Casa Bianca ha infatti diffuso una lista di 78 attentati che non sarebbero stati sufficientemente coperti dalla stampa. La presidenza americana ha voluto così sostanziare l’accusa di Trump alla stampa “disonesta” che “per i suoi motivi che voi capite” nasconderebbe notizie di attacchi terroristici. Uno schiaffo di Trump, con i fatti, alla faziosa rappresentazione della stampa dem americana. E, se possibile, l’elenco – che analizza dal settembre 2014 al dicembre 2016 – è carente per difetto:  oltre agli attentati di Parigi, Nizza, Berlino, del museo del Bardo a Tunisi, non riporta invece attentati islamici altrettanto gravi: Israele non viene mai citato, ma per il Pakistan viene ricordato solo un cittadino americano ferito a coltellate nell’aprile 2015, dimenticando i tanti attacchi a scuole, chiese e moschee da parte degli jihadisti. Così come non vengono citate né la strage di Garissa in Kenya (150 ragazzi trucidati nel campus universitario da estremisti somali al Shaabab il 2 aprile 2015), né quella nella scuola di Peshawar dove i talebani hanno ucciso oltre 140 ragazzini nel dicembre 2016. E’ ovvia che la lista è stata compilata in poche ore, per cui le omissioni sono comprensibili, ma avvalorano la tesi di Trump.

Per Trump l’immigrazione islamica è legata al terrorismo

Dopo che Trump ha accusato ieri la stampa di nascondere gli attentati, parlando davanti ai militari del Centcom di Tampa, il suo portavoce Sean Spicer ha chiarito meglio. Il presidente, ha detto ai giornalisti, non ha voluto dire che gli attentati non sono riportati dai media ma che non lo siano abbastanza. Successivamente la Casa Bianca ha diffuso la lista, dato che Trump non aveva citato i presunti episodi tenuti nascosti. Suggerire che i media nascondano gli attacchi terroristici “è molto pericoloso”, si legge oggi in un commento dell’ostile Washington post che ricorda come tutti gli attacchi citati dalla lista siano apparsi sui media. Le parole di Trump, nota il quotidiano, lasciano intendere che la stampa non parli abbastanza di queste cose per motivi ideologici o, peggio, per complicità con i terroristi. Ma purtroppo il fatto che queste affermazioni di Trump non si basino su alcuna prova non conta nulla per i suoi sostenitori già convinti che la stampa sia bugiarda e nasconda notizie per interessi inconfessabili. E inoltre la lista, seppur abborracciata, è un modo per ricordare all’opinione pubblica la minaccia terroristica degli estremisti islamici mentre l’America si divide sul muslim ban l’ordine esecutivo di Trump che vieta l’ingresso a chi proviene da sette paesi a maggioranza islamica, ora sospeso da un giudice federale. Il Washington Post non capisce nemmeno – o fa finta di non capire – che le due cose sono strettamente collegate, e che è per questo gli americani hanno votato l’esponente repubblicano.