Sanremo ricorda a metà. Conti parla di italiani che persero la casa. Sfrattati?

Sciatteria? Scarsa conoscenza? Dal Palco dell’Ariston, nel Giorno del Ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, Carlo Conti ha dedicato a fine serata un brevissimo passaggio sull’argomento con una frase buttata lì sugli italiani costretti a lasciare la loro casa.   Un omaggio striminzito che non è piaciuto al popolo del web. Insomma gli  infoibati e gli esuli italiani fuggiti sotto i colpi della persecuzione titina – si legge dei commenti – sono stati paragonati a degli sfrattati e il Giorno del Ricordo diventa la celebrazione di concittadini sfortunati e poco più.

Conti minimizza il Giorno del Ricordo

Difficile pensare a una casualità, Conti è un anchorman navigato, scrupoloso nel copione e capacissimo di improvvisare per recuperare uno scivolone. A pensar male la scelta minimalista si inquadra nel scelta del palinsesto Rai di dedicare uno spazio ridottissimo al dramma delle foibe, evidentemente ancora un pericoloso tabù per la televisione pubblica (la stessa che ha affidato ad Asia Argento la conduzione di Amore criminale). Conti parla di foibe dopo essere stato “tirato per la giacchetta” dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, che salito sul palco per una premiazione fa riferimento al Giorno del Ricordo. «Lo avrei detto tra poco…», risponde. Certo il passaggio c’è stato e per molti è comunque stato un bel segnale. E i commenti sui social immancabilmente si dividono sul Conti-pensiero. 

Niente spilletta arcobaleno

Tra paillettes, ospiti illustri e costosi, esibizioni canore (alcune decisamente sotto tono) neanche un segnale visibile della Giorno del Ricordo. Una spilletta tricolore, per esempio, non sarebbe stata male sul bavero dell’elegante giacca di Conti. L’arcobaleno, invece, ha fatto da protagonista nella scorsa edizione. E su chi, come Patty Pravo, “dimenticò” di indossare il fiocco con i sette colori si scatenò la gogna mediatica.