Renzi faccia di… casta: vuole le urne per prendere lo stipendio da onorevole

Sciocchezza per sciocchezza, se Renzi accusa i parlamentari di voler restare incollati alla poltrona per non perdere il vitalizio, qualcuno gli potrebbe restituire pan per focaccia insinuando che la sua fretta di correre al voto sia dettata unicamente dalla necessità di intascare lo stipendio da onorevole, ora che la batosta al referendum lo ha lasciato senza arte né parte. Del resto quella dei vitalizi è una leggenda metropolitana spacciata dai grillini come moneta corrente, ma che in realtà è fuori corso legale almeno dal 2011, da quando cioè l’Ufficio di presidenza ne ha decretato la trasformazione in ordinario trattamento pensionistico, basato per giunta sul metodo contributivo come per tutti i mortali e percepibile dal 65esimo anno di età. Tradotto, significa che collegando il destino della legislatura alla maturazione di un assegno di circa 7-800 euro netti mensili che i deputati più giovani (e sono tanti) incasserebbero solo tra una ventina d’anni, Renzi l’ha sparata davvero grossa. Convince invece molto di più la seconda insinuazione e cioè che Renzi voglia andare al voto per uscire dall’umiliante condizione di disoccupato super-organizzato in cui è precipitato dal giorno delle dimissioni da Palazzo Chigi. È una malignità, certo, ma verosimile. E speriamo che a nessuno venga mai in mente di tirarla fuori. Ma è la saggezza popolare a suggerire che “a brigante, brigante e mezzo”, ragion per cui se Renzi si ostinerà a spacciarsi come il nemico della casta, sarà il caso di ricordargli che stramaledire i privilegi stando seduto a Montecitorio equivale a urlare contro i lupi restando nel branco: è una presa in giro. E con l’aria che tira non conviene a nessuno. Decisamente migliore la performance renziana a cadavere ancora caldo delle riforme bocciate dal referendum. In quel frangente, con apprezzabile autoironia, Renzi riuscì persuno a scherzare sul fatto che di tante poltrone che voleva tagliare, alla fine, l’unica a saltare era stata la sua. Come dire, tutto è perduto tranne l’onore. Purtroppo era solo una finta. A distanza di un paio di mesi, quell’implacabile ma sfigato sforbiciatore di cadreghini sembra solo ossessionato di trovarne uno tutto suo, pur di stare nel Palazzo. Mandando a puttane anche l’onore.