Raggi cede: lo stadio a Tor di Valle si farà. Ma è addio ai tre grattacieli

«Dimezziamo l’Ecomostro. È il massimo che possiamo fare», dice, stanca, Virginia Raggi ai suoi consiglieri comunali, dopo quasi tre ore di riunione a Palazzo Senatorio. Anche perché, terminato quel vertice con la maggioranza, nell’agenda della sindaca c’è un altro appuntamento ancora: alle nove di sera salgono le scalette accanto alla Lupa il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, e il costruttore Luca Parnasi. Sono a Palazzo Senatorio per «chiudere» la trattativa sul nuovo stadio giallorosso a Tor di Valle, si legge su “Il Messaggero”

Lo Stadio della Roma avrà una cubatura dimezzata

Fuori dal Campidoglio, un manipolo di tifosi intona cori pro-stadio fin dal primo pomeriggio (ma la sindaca non può sentirli, perché in quel momento si trova all’ospedale San Filippo Neri per accertamenti dopo un lieve malore). A fine serata la Raggi dà l’annuncio: «Via le torri, le cubature sono dimezzate. Abbiamo evitato il progetto monstre ereditato dalla precedente amministrazione». E Beppe Grillo rilancia su Twitter con un hashtag: «#UnoStadioFattoBene»

Raggi cede alle pressioni dei tifosi

La piega che prende la giornata – con la sindaca che cede alla realizzazione dello stadio con il dimezzamento delle cubature private – si capisce intorno a mezzogiorno, quando sul blog del Garante appare un post che scomunica i meet up grillini che in questi giorni hanno protestato contro l’operazione immobiliare. «Il cosiddetto tavolo urbanistica M5S – si legge sul blog – non parla a nome del Movimento 5 Stelle e non è titolato a farlo». «Beppe fa capire a tutti che sta con la sindaca», confida un parlamentare vicino a Grillo. Anche l’ex capogruppo Vito Crimi fa intuire che l’accordo è vicino: «Una cosa la posso assicurare: stupiremo tutti, con qualcosa di straordinario».