Prosegue lo scontro Vivendi-Mediaset: i francesi indagati per aggiotaggio

Un’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici di Vivendi c’è ma questo “non significa in alcun modo nessuna accusa nei confronti di nessuno”. Il gruppo francese oggi di fatto conferma quanto scritto da alcuni quotidiani circa l’indagine della Procura di Milano scaturita da una denuncia per il reato di aggiotaggio ma nello stesso tempo fa notare, forse anche a beneficio dei mercati internazionali, che questo non segna un punto di svantaggio nello scontro con Mediaset. Vivendi punta il dito contro gli azionisti di Mediaset, la famiglia Berlusconi cui fa capo la Fininvest: ”l’iscrizione nel registro degli indagati dei dirigenti di Vivendi da parte della Procura di Milano è il risultato di un infondato e ingiurioso eposto presentato dai Berlusconi contro Vivendi dopo l’aumento della sua quota nel capitale di Mediaset”. Nonostante in una intervista che appare oggi sulla stampa francese l’ad di Vivendi , Arnaud de Puyfontaine, dica che il gruppo continua a ricercare un accordo (anche se ammette che ad oggi non c’è una interlocuzione) i venti di guerra tra i gruppi di Vincent Bollorè e Silvio Berlusconi sembrano sempre più insistenti. Con Mediaset, sottolinea de Puyfontaine in un’intervista pubblicata oggi da Les Echos, lo stesso giorno in cui è apparsa la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, “intendevamo trovare un accordo e intendiamo sempre trovarlo. Ma le informazioni presentate da Mediaset per Mediaset Premium erano diverse dalla realtà”, ribadisce. “Oggi non abbiamo più scambi ma riflettiamo a diversi scenari. Deteniamo poco meno del 30% del capitale e dei diritti di voto e non abbiamo bisogno del 100%. Possiamo benissimo restare azionisti di minoranza. L’importante è che questo dia luogo ad una partnership costruttiva”, rileva de Puyfontaine.

 Vivendi sostiene di stare ancora ricercando il dialogo

Ma al di là degli appelli alla realizzazione di una alleanza il cui obiettivo, indicato a più riprese dai francesi, è quello della costituzione di una piattaforma per i contenuti on demand su base europea è sempre più probabile che a sbloccare l’empasse saranno organismi terzi tra cui figura anche l’Agcom, impegnata ad indagare su possibili violazioni di Vivendi alle norme sul tetto ai controlli incrociati di aziende attive nelle comunicazioni elettroniche. Il gruppo di Bollorè è il primo azionista di Telecom Italia con il 24% del capitale ed è salita in Mediaset fino alla soglia dell’opa, ovvero al 28,8%. “La Procura di Milano ha iscritto il procedimento nei confronti di ignoti e solo dopo gli opportuni approfondimenti ha, evidentemente, ritenuto non infondata l’azione proposta” commenta oggi l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Fininvest nella vicenda Mediaset-Vivendi, circa l’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici del gruppo francese. Mentre non sono ancora conclusi gli accertamenti avviati dalla Consob sin dallo scorso dicembre sulla base dell’esposto di Fininvest per manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate nei confronti di Vivendi. Fonti della Commissione, che già nella seconda metà di dicembre ha ascoltato le parti in causa compresa Mediaset, spiegano che c’è un’interlocuzione con la Procura di Milano con scambio di informazioni in entrambi i sensi. Del resto con la Procura da anni è in vigore un protocollo d’intesa siglato proprio nei termini della più ampia collaborazione. Sul dossier Vivendi-Mediaset Consob ha anche richiesto l’attivazione dei memorandum d’intesa con le autorità internazionali, il che ha influito sui tempi dell’indagine. Nel Ddl concorrenza intanto viene inserita una norma anti-scorrerie: lo annuncia il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che spiega che si tratta di una norma che promuove la trasparenza dell’assunzione di partecipazioni rilevanti in società quotate. “Quando compri il 5% di un’azienda quotata – spiega – devi dire perché lo fai”. Intervenendo a un dibattito promosso da il Foglio il ministro sottolinea che la norma “non sarà retroattiva” quindi non riguarda il dossier Vivendi-Mediaset. Interpellato sulla scalata dei francesi nel gruppo di Cologno, Calenda spiega che a suo giudizio “non rileva di chi è la proprietà di Mediaset” ma “come si entra in un Paese: ora – sottolinea – abbiamo un’azienda con una governance parzialmente paralizzata”.