Primo successo degli Usa di Trump in Siria: al Qaeda colpita al cuore

Abu Hani al-Masri, uno dei principali leader di Al Qaeda, è stato ucciso in due bombardamenti mirati condotti dagli Stati Uniti nei pressi di Idlib, in Siria. Negli attacchi, condotti il 3 e il 4 febbraio, sono stati uccisi in tutto 11 esponenti dell’organizzazione terroristica. A riferire la notizia è stato il portavoce del Pentagono, Jeff Davis. Al Masri aveva legami diretti con l’attuale numero uno di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri e con il fondatore, Osama bin Laden. Negli anni ’80 e ’90 aveva avuto un ruolo di primo piano nella creazione di molti campi di addestramento in Afghanistan, dove venivano reclutati e indottrinati migliaia di terroristi. Al-Masri era stato anche uno dei fondatori della Jihad islamica egiziana, il primo gruppo sunnita a impiegare gli attentatori suicidi negli attacchi terroristici. Gli attacchi condotti in Siria, ha riferito Davis, hanno “distrutto la capacità di Al Qaeda di pianificare e condurre attacchi esterni contro gli Stati Uniti e i nostri interessi nel mondo”. Si apprende poi che cinque soldati turchi sono rimasti uccisi in scontri con i militanti dello Stato islamico nei dintorni di al-Bab, in Siria. Ne ha dato notizia l’agenzia di stampa Dogan, secondo cui sono in totale dieci le vittime turche negli ultimi due giorni. La Turchia ha lanciato l’operazione per prendere al-Bab nel novembre scorso. Ma gli islamici continuano a colpire con ferocia: gruppi terroristici hanno eseguito attacchi con colpi di mortaio su Daraa, nel sud della Siria, e Aleppo, nel nord, uccidendo sei persone e ferendone almeno tre. Lo ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. Quattro persone sono morte e tre sono rimaste ferite in un attacco su Daraa, la città dove nel 2011 partì la rivolta contro il presidente siriano Bashar al-Assad. Secondo la Sana, le organizzazioni terroristiche hanno cannoneggiato il sobborgo di al-Manshiyeh. Altre due persone sono morte in un attacco contro al-Hamdaniyeh, uno dei quartieri di Aleppo.

Assad ottimista sul futuro della SIria

Ma prevale l’ottimismo: la situazione in Siria “si sta evolvendo nella direzione voluta” dai governi di Damasco e Mosca. Lo ha dichiarato ieri il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel corso di un incontro a Damasco con una delegazione della Duma guidata da Dmitry Sablin, membro del Consiglio della Federazione russa (la Camera Alta) e coordinatore delle relazioni tra la Duma e l’Assemblea del Popolo, il Parlamento siriano. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Sana, nel corso del colloquio Assad ha ribadito che i siriani sono determinati a difendere il loro Paese e a proseguire con il processo di riconciliazione nazionale in quanto modo “più efficace” per mettere fine al conflitto. Assad ha quindi elogiato la Russia per i “sacrifici” compiuti nel corso della “lotta alle organizzazioni terroristiche” in Siria, sottolineando l’importanza del ruolo di Mosca nel Paese e nell’arena internazionale, e allo stesso tempo ha criticato l’Occidente e i suoi progetti egemonici.