Pd, Renzi si dimette ma non evita la scissione. La minoranza: “Colpa sua”

E alla fine la scissione tanto evocata diviene concreta, irrimediabile, forse addirittura già decisa in anticipo. Pierluigi Bersani dopo avere ascoltato Renzi è lapidario: ha alzato un muro, questa non è più casa mia. “Non si sta dicendo ‘abbiamo ragione per forza’, ‘vogliamo mandare a casa Renzi per forza’ ma di poter discutere una correzione di rotta. Ora si è sentito anche stamane che il segretario  ha alzato un muro” e indicato un percorso che è il congresso “cotto e mangiato, in cui non è possibile una discussione”. Renzi, osserva ancora Bersani, non ha accolto nessuna delle richieste della minoranza, un pensiero – assicura – condiviso anche da Emiliano e Rossi. 

L’analisi di Bersani viene infatti subito confermata da Enrico Rossi, governatore della Toscana: “Sono maturi i tempi per una forza nuova. Non c’è stata alcuna risposta alle nostre richieste né di metodo né di merito”.

Vani gli appelli della maggioranza

Appaiono a questo punto cadere nel vuoto gli appelli della maggioranza, come quello di Maurizio Martina: “Il congresso può aiutarci anche a mettere in discussione la leadership e a scavare in profondità i nodi non risolti”. E ancora: “Lo scenario della scissione non capisco dove possa portare. Non credo aiuti il governo, un congresso lo aiuta, una scissione no. Non aiuta l’organizzazione di un campo di forze più largo di noi, il centrosinistra non si può rianimare da una divisione così netta e radicale”.

Prende atto di una scelta che ormai sembra già compiuta il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: “L’Assemblea nazionale ha deciso l’avvio del Congresso. Andarsene per una data è sbagliato. Ascoltiamo volentieri la minoranza, c’è un dibattito aperto, se però c’è una scelta già compiuta è sbagliata e la assumo con rammarico. Ci sono i tempi tecnici, l’avvio del percorso congressuale è iniziato con le decisioni di oggi”.

La minoranza ribatte che quelli usati da Renzi sono stati “toni da stadio”: “Se queste sono le decisioni di Renzi, ricostruiremo il progetto da un’altra parte”. Nei prossimi giorni verranno decise le tappe del nuovo percorso. Renzi  aveva chiuso il suo intervento lanciando una sfida alla minoranza: “Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”.

Emiliano, Rossi e Speranza annunciano la scissione

In serata arriva il comunicato firmato dai tre leader della minoranza, Emiliano, Rossi e Speranza: “Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. E’ ormai chiaro che è Renzi ad aver
scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”.