Pd, Renzi ottiene il congresso subito per rafforzare la sua leadership

La direzione del Pd si chiude con il voto che approva l’ordine del giorno (con 107 voti favorevoli, 12 contrari e 7 astenuti)  per il congresso subito. Il presidente Matteo Orfini, al termine della riunione, ha deciso di mettere ai voti solo l’odg di maggioranza e considerare precluso quello presentato dalla minoranza, che aveva richieste opposte. L’ordine del giorno approvato è stato firmato da Mirabelli (Areadem), Ermini e Marcucci (renziani), Paris (giovani turchi), Campana (area di Maurizio Martina).

Il disegno di Renzi 

La mozione della minoranza chiedeva di sostenere il governo Gentiloni fino alla scadenza naturale e di far precedere il congresso da una conferenza programmatica. In questo modo Matteo Renzi punta a una riconferma della leadership in tempi rapidi per tornare a candidarsi al governo del paese. Il mancato pieno appoggio al governo Gentiloni fa comprendere che l’ex premier continua a giocare su due tavoli: da un lato la partita per palazzo Cigi e dall’altro il braccio di ferro con la minoranza, da mettere a tacere in sede congressuale. 

La replica di Renzi

Nella sua replica alla direzione Renzi ha detto  a chi chiedeva più tempo per organizzare il congresso: “Se qualcuno ha paura di confrontarsi con la propria gente lo deve dire. Io vorrei porte aperte, spalancate, vorrei che ognuno si senta a casa propria e non un ennesimo rinvio e un passo indietro che non sarebbero capiti dai nostri”. Poi ha replicato a Bersani sulla data del voto: “La data delle elezioni? Caro Pier Luigi, io non ne sto fuori per un motivo tattico. Se qualcuno vorrà utilizzare il congresso per dare la linea sulle elezioni, lo faccia. Io lo ritengo irrispettoso verso il presidente della Repubblica, del governo e dei parlamentari. La data del voto non è un tema che riguarda l’essenza del Pd”. 

Emiliano: mi candido alla segreteria

Durante il dibattito Michele Emiliano è intervenuto per annunciare che si candiderà alla segreteria: “Ho sostenuto Renzi – ha detto – per il cambiamento, ma in questi 1000 giorni io molte volte non ho capito dove Renzi voleva andare”. E ha citato la riforma della scuola, il Jobs Act, la questione delle trivelle, le riforme costituzionali. “Per questo a un certo punto il congresso è necessario, e non tanto per chi farà il segretario. Il mondo è cambiato e non sappiamo quale sarà la legge elettorale. Io escludo che nel tuo ragionamento si possa andare al congresso ad aprile, un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale, e’ una di quelle cose che fa rischiare la scissione”. 

Renzi gli ha replicato ricordando che “l’altra volta, nel 2013, non solo la legge elettorale era in itinere ma pendeva la sentenza della corte. La legge elettorale non è un elemento ostativo per il congresso né per Statuto né per buonsenso”.