“Patata bollente”. Niente scuse, il titolo di Feltri è brutto e volgare

Certo, in cima ai pensieri dei romani non c’è il titolo che il quotidiano Libero ha usato per illustrare i guai della sindaca, “La patata bollente”. Certo, i romani vorrebbero un governo almeno decente, senza tante chiacchiere su titoli sessisti e giornalisti maschilisti. Fin qui, ci siamo. 

Oltre no, non ci siamo. Libero aveva già usato quel titolo per il caso Ruby? E chissenefrega. Resta un brutto titolo. Crea una dissonanza, come uno che mette le dita nel piatto o si mette le dita nel naso al ristorante. Perché comunicare è “mettere in comune” un concetto, un messaggio, un’idea, un’opinione. Non fare allusioni da film trash, da spogliatoio della squadra di calcio della parrocchietta. Un titolo che rimane appeso lì, a metà strada: né pienamente volgare né pienamente allusivo. Persino un po’ demodé, come fare le corna se uno ti sorpassa. Roba vecchia, superata appunto. L’estetica giornalistica della destra potrebbe fare di meglio, può fare di meglio. Il titolo è goliardico? Per niente. Perché la goliardia aveva un’altra cifra. Era irriverente e non scontata, era al di sopra delle regole e non al di sotto degli standard della buona educazione. E’ un titolo sessista? Più che altro, esprime un maschilismo antiquato, il trapassato remoto delle battute. Una mezza battutina, neanche una battutaccia. Titolo cattivo? Neanche per sogno. Era molto più cattiva l’espressione di Marco Travaglio su “Maria Elena Boschi trivellata”. E’ un titolo politicamente scorretto? Ma quando mai. Qui c’è poco più di un ammiccamento, una leggera strizzatina d’occhio, l’autocompiacimento per lo “scandaletto” (e tutti hanno abboccato, del resto). 

Detto ciò, sessista è aggettivo troppo “ideologico”, diciamo che il titolo  era irrispettoso, anche se rientra nel diritto costituzionale ad esprimere le proprie opinioni liberamente. E il punto è che le donne vanno rispettate. Sempre. E il mancato rispetto per le donne va giudicato negativamente. Sempre. Qualunque sia la loro parte politica. Se no poi non lamentiamoci se le solidarietà bipartisan vanno solo alla Raggi e non alla Meloni presa di mira da Asia Argento. E non si vede perché mai la destra non dovrebbe essere in prima linea in questa richiesta di rispetto per le donne, lasciandone il monopolio alla Boldrini o a Selvaggia Lucarelli. E infine: il politicamente scorretto è una sfida culturale, signori, non è licenza di fare rutti. È chiaro?