Pakistan, dopo la strage dei sufi l’esercito uccide oltre 100 terroristi

Giro di vite della sicurezza in Pakistan dopo la strage di ieri al santuario sufi rivendicata dall’Isis. Le Forze armate pakistane hanno annunciato l’uccisione di più di 100 terroristi in varii blitz effettuati nelle ultime 24 ore in diverse zone del Paese. I media locali hanno riferito di operazioni antiterrorismo nella provincia centrale del Sindh, colpita dall’attacco, ma anche a Karachi, Quetta e nel turbolento nordovest del Paese. “Le agenzie di intelligence stanno registrando progressi nell’attività volta a scovare le reti dietro i recenti incidenti di terrorismo”, si legge in un comunicato in cui i militari pakistani fanno anche riferimento a gruppi che operano “al di là del confine” con l’Afghanistan.

Il Pakistan pensa che i terroristi vengano dall’estero

Il valico di Torkham, tra Afghanistan e Pakistan, è stato chiuso dalle autorità di Islamabad dopo l’attacco al santuario sufi Lal Shahbaz Qalandar a Sehwan che – secondo il bilancio ufficiale confermato dal ministero della Salute nella provincia del Sindh – ha fatto almeno 88 morti e 343 feriti. L’agenzia di stampa Xinhua ha riferito di centinaia di afghani, anche malati, bloccati alla frontiera da dove ogni giorno passano centinaia di persone. Dopo il sanguinoso attentato, l’ultimo di una serie di attacchi in Pakistan, le autorità di Islamabad hanno convocato i diplomatici afghani per una protesta formale. I militari pakistani hanno confermato nel comunicato che “è stata consegnata alle autorità afghane una lista con i nomi di 76 terroristi” accusati di nascondersi nelle zone di confine e di “pianificare, dirigere e sostenere le attività dei terroristi in Pakistan”. Il capo delle Forze Armate, generale Qamar Javed Bajwa, non ha usato mezzi termini: “Bisogna vendicare immediatamente – ha detto – ogni goccia del sangue della Nazione”.