Olio evo contraffatto, la prima sentenza: 6 condanne per frode

Dopo contraffazioni e truffe, ditte messe all’indice e falsificazioni e pericolose sofisticazioni inflitte ai consumatori, è arrivata una sentenza destinata a fare storia nell’ambito della giurisprudenza in materia di frodi alimentari.

Contraffazioni di olio extravergine: la prima sentenza

«La sentenza di primo grado del Tribunale di Siena contro le presunte contraffazioni di olio extravergine d’oliva dell’azienda Valpesana di Monteriggioni rappresenta una svolta storica per il nostro settore e per chi come noi da anni combatte giornalmente per la qualità ed il made in Italy certificato», ha dichiarato a caldo il presidente del Consorzio Nazionale Olivicoltori, Gennaro Sicolo, esprimendo grande soddisfazione per il verdetto con cui il Tribunale di Siena ha condannato in primo grado, per frode in commercio e associazione a delinquere, sei responsabili dell’azienda olearia Valpesana di Monteriggioni. Le indagini della Procura, iniziate nel 2011, avevano portato alla luce la presunta condotta scorretta e fraudolenta della ditta Valpesana, intermediario tra produttori e distributori del comparto oleario, che avrebbe indicato come olio extravergine d’oliva una miscela di olio vergine e lampante opportunamente deodorato, dichiarandone anche l’origine «100% italiana» in bottiglie che in realtà contenevano percentuali di olio proveniente da Spagna, Grecia e Tunisia, con valori chimici al di fuori dei parametri comunitari. Il Consorzio Nazionale Olivicoltori, che si era costituito parte civile nel processo, dovrà essere risarcito dai sei imputati condannati in primo grado.

La produzione di olio di oliva più che dimezzata

E così, dopo i tarocchi siciliani soppiantati dalle arance tunisine. Le pesche bianche d’origine africana. I pomodori importati dalla Cina. Dopo i falsi d’autore dei formaggi tipici della nostra tradizione casearia, il riso vietnamita e un classico della nostra storia culinaria, la pizza, oggi sempre più ibridizzata in nome del meeting-pot gastronomico e in virtù degli obblighi dell’import-export – e dunque non più frutto dell’originale mistura di farina, pomodoro, mozzarella e olio d’oliva rigorosamente made in Italy, ma furbesco miscuglio degli stessi ingredienti provenienti da Cina, Albania, Tunisia, senza alcuna indicazione per i consumatori – la filiera olivicola-olearia finita alla sbarra incassa una prima sentenza. A cui si aggiunge un altro verdetto: quello emesso dalla produzione del settore, secondo cui la fattura italiana di olio di oliva sarebbe scesa del 58% nel 2016 rispetto all’anno precedente, pari ad appena 200mila tonnellate. Sono queste, dunque, le ultime stime sulla campagna produttiva 2016-2017 in base alle elaborazioni Ismea su dati Agea. Quella attuale, in attesa dei conteggi definitivi, si sta dunque delineando una delle peggiori annate degli ultimi decenni, peggiore in termini di volumi addirittura a quella del 2014. C’è ora da capire se e quanto la neve, il freddo e le gelate invernali abbiano compromesso la salute degli olivi. E quanto la frode del settore comminata da alcuni celebri marchi abbia potuto dare il colpo di grazia.