Obbligavano minorenni a prostituirsi: in manette a Casal di Principe un clan di albanesi (video)

Decentrata l’attenzione dal pullulare di nuove associazioni mafiose e dall’agire sempre più frequente di pericolose bande criminali disseminate sul territorio, l’opinione pubblica si è quasi dimenticata dell’efferatezza e della puntulaità con cui la malavita albanese agisce, controllando ormai in diverse aeree del nostro territorio nazionale il racket della prostituzione e il traffico di droga.

Blitz dei cc contro la prostituzione minorile gestita da albanesi

E allora, proprio un’operazione dei Carabinieri della compagnia di Casal di Principe (Caserta) partita nelle prime ore del mattino ha riportato sotto gli occhi di tutti quanto sia proliferato in questi anni – e quanto sia costantemente attivo – il malaffare albanese in Italia. Il blitz, in corso per ore, ha dato seguito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di cinque indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di prostituzione minorile e sfruttamento della prostituzione. L’indagine ha consentito di individuare e disarticolare un gruppo di cittadini albanesi che reclutavano e obbligavano alla prostituzione giovani donne, tra cui anche minori.

Le modalità della criminalità albanese

Dunque tornano di scena i clan degli albanesi, sempre più protagonisti principali della tratta degli esseri umani che gestiscono, in unione con altri raggruppamenti criminali che agiscono nei paesi dell’Est. E allora, in base a dati forniti da associazioni di settore e da fonti di polizia, risulta che nello sfruttamento della prostituzione emerge un’insolita collaborazione di soggetti estranei al clan, ma considerati “di fiducia”, specialmente romeni e italiani. Cambiata, semmai, negli ultimi anni, la località di provenienza delle giovani donne da impiegare nella prostituzione: e se prima erano soprattutto gli stati dell’ex Urss, l’Albania, ma anche la Romania e gli altri paesi neo comunitari da cui arrivavano con falsi visti della Grecia le mete a cui la criminalità attingeva per i suoi loschi traffici, adesso le ragazze destinate a prostituirsi, vengono prelevate dalla mafia albanese anche in Italia. La vera costante criminale, allora, è data dalle modalità di coercizione utilizzate dai boss dell’est, basate su violenze e pestaggi che non rovinino eccessivamente la bellezza della donna, così che possa continuare a “lavorare”.