Nel Pd disaccordo su tutto: dalle primarie al congresso. Orfini: Renzi è in campo

La direzione del Pd, che si riunirà lunedì 13, non scioglierà con tutta probabilità il nodo della convocazione del congresso. Il clima interno resta conflittuale mentre, riferisce l’Ansa, i pontieri sono al lavoro per un incontro, ancora non deciso, in settimana tra Renzi, Bersani e Cuperlo per un ultimo tentativo di intesa che tenga insieme legge elettorale e primarie di coalizione.

La proposta sulla legge elettorale avanzata da Renzi è quella resa nota nei giorni scorsi: ok al premio alla coalizione solo se si vota a giugno altrimenti si entrerebbe in un’altra fase che è tutta da ridiscutere.

Il gruppo che fa capo a Bersani si riunirà giovedì e ha già fatto sapere che “se il segretario continua a forzare sul voto a giugno non ci sono primarie che tengano”. Dunque il clima di rissa interna non accenna a placarsi con un Matteo Renzi che non pensa affatto al congresso e si mostra infastidito dalle continue polemiche della minoranza interna.

I tempi, insiste Matteo Orfini, sono quelli dettati dalle contingenze: “Se facciamo in tempo si fa il congresso. Se dobbiamo accelerare perché c’è una precipitazione elettorale, si possono fare le primarie. Il congresso si fa, se non ci sono le elezioni anticipate”. Poi replica a Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera,  che aveva detto di non ridurre le primarie a una “gazebata”: “Una gazebata? Il Pd è nato con le primarie – rileva Orfini – Fare ricorso alle primarie nei momenti difficili della vita del nostro partito ha fatto sempre bene al Pd perché è un momento di partecipazione collettiva”.

Secondo Orfini ci sono due strade praticabili: “O si va in parlamento senza un accordo sono pronto a scommettere che si va a finire alle elezioni nel 2018 con il doppio Consultellum” oppure “costruiamo politicamente un accordo, il più largo possibile, portiamo quell’accordo in Parlamento e approviamolo. Si può anche immaginare la fiducia tecnica”. Infine, ribadisce che Matteo Renzi resta l’unico leader con possibilità di vittoria e dunque una sua non candidatura non è pensabile. 

Pronta la replica di Boccia: “Congresso. Non è un insulto, non è un’offesa, chiederlo non è lesa maestà. O almeno non dovrebbe mai essere percepito così nel Pd. Invece oggi assistiamo ad una continua fuga dei vertici del mio partito che si scervellano per accampare scuse e scorciatoie”.