Nel Giorno del Ricordo il Pd si riscopre negazionista e anti-italiano

Il Comune di Arcore, ridente cittadina brianzola già patria della gloriosa Gilera, in persona dell’assessore alla cultura (minuscolo), tale Paola Palma, decide di celebrare il 10 febbraio, giornata del Giornata del Ricordo delle Foibe, con un convegno negazionista organizzato dall’Anpi dal titolo, che è tutto un programma,“Operazione Foibe – tra storia e mito”. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare e pare siano previsti addirittura crediti formativi per gli studenti.

L’episodio, pur nella sua provinciale marginalità, è significativo e si inquadra nella strategia negazionista che Anpi e Pd portano avanti da tempo sul territorio. Non è raro, infatti, imbattersi – su e giù per l’Italia – in eventi del genere: giunte comunali del Pd, sprovvedute o in malafede, che invitano sedicenti storici resistenziali a parlare di temi scomodi con lo scopo evidente di manipolare e disinnescare verità imbarazzanti. D’altra parte visto l’esempio dato quest’anno dalle più alte cariche dello Stato, non ci si può certo meravigliare che una ricorrenza che dovrebbe unire tutti nel ricordo di chi, solo per essere Italiano, fu massacrato in modo orribile venga degradata ad una farsa di paese.

Da questo punto di vista il caso di Arcore è da manuale: relatore del convegno è Claudia Cernigoj, presentata come “ricercatrice storica” in realtà di mestiere impiegata all’Agenzia delle Entrate, titolo di studio maturità scientifica (niente laurea, come il ministro dell’Istruzione) e giornalista pubblicista attiva in un variegato sottobosco della sinistra estrema ove, stando alla sua “biografia autorizzata” spiccano esperienze come il periodico triestino La Nuova Alabarda. È stata tra i fondatori di Radio Onda Libera nel 1980, ha collaborato per diversi anni con l’emittente radiofonica bilingue Radio Opčine di Trieste ed ha diretto per alcuni anni il Movimento, periodico del Movimento dei Finanzieri democratici.

Non paga di cotanta esperienza giornalistica, la Cernigoj si è poi dedicata alla (manipolazione della) storia, se vogliamo chiamarla così (non è certo l’Historia di Manzoni), e in particolare all’argomento delle Foibe: Operazione foibe a Trieste; La memoria tradita; Operazione foibe tra storia e mito; L’ombra di Gladio. Le foibe tra mito ed eversione; La foiba di Basovizza sono i titoli dei suoi discutibilissimi e marginali lavori, pubblicati da sconosciuti editori di area e che nessuno storico di professione ha mai ritenuto seri, utili, attendibili o dotati di un minimo fondamento.

Il quadro non sarebbe completo senza il background politico della improbabile ricercatrice, sempre tratto dalla sua “biografia autorizzata”: “negli anni ’70 è stata iscritta al Partito di Unità Proletaria per il comunismo aderendo successivamente al progetto di Democrazia Proletaria […] tra il 1999 ed il 2000 è stata iscritta a Rifondazione comunista, ed il motivo della successiva “non iscrizione” (e non “uscita”, come alcuni scrivono) va individuato nel fatto che non vuole essere iscritta ad un partito in modo da poter sentirsi libera di collaborare con le più svariate componenti politiche nell’ambito della sinistra.”

Sarebbe questo, dunque, il personaggio al quale la Giunta Comunale di Arcore avrebbe affidato – con la complicità dell’Anpi – la pubblica rievocazione, diretta a “tutta la cittadinanza”, della tragedia delle Foibe: una militante politica dell’estrema sinistra, sedicente “ricercatrice storica” priva di qualsiasi idoneo titolo di studio, che fa un mestiere che con la storia non c’entra niente. Chissà se l’assessore alla cultura (sempre minuscolo come la storia di cui sopra) del Comune di Arcore prima di concedere il patrocinio e i locali del Comune ad una iniziativa del genere si è mai presa la briga di valutare i titoli della relatrice e l’attendibilità scientifica (inesistente) delle sue tesi negazioniste.

Di fronte ad un’iniziativa tanto sgangherata arrivano, puntuali come un treno svizzero, le ovvie proteste della destra di Fratelli d’Italia e la decisione di tenere una contromanifestazione di fronte al Municipio durante il convegno incriminato. A questo punto qualcuno al Comune di Arcore finalmente si sveglia e capendo in quale pasticcio (politico e di immagine) si sta per ficcare innesta la retromarcia: niente patrocinio e niente partecipazione ufficiale. Il convegno negazionista resta un’iniziativa dell’Anpi, che potrà però usufruire (chi paga?) dei locali comunali.

Il comunicato col quale la Giunta Comunale rende pubblica le sua decisione è un capolavoro di ipocrisia:

“Questa Amministrazione contrasta il revisionismo storico della Destra ma sostiene il chiarimento e la riappacificazione sulle basi di una verità storica. […] Lo scopo della giornata organizzata da Anpi e patrocinata da questa Giunta è stato totalmente stravolto e sconvolto da episodi incresciosi e comunicazioni intimidatorie che non possono essere parte del vero spirito di questa giornata. Preso atto delle circostanze, l’Amministrazione non presenzierà e non patrocinerà tale evento, pur lasciando ad Anpi la facoltà di effettuarlo in data e luogo fissati”.

In pratica secondo l’Amministrazione Comunale di Arcore il problema non sarebbero leteso della Cernigoj ma le sacrosante e civilissime proteste conseguenti, definite con molta fantasia “comunicazioni intimidatorie” ed “episodi incresciosi”. Tentativo un po’patetico di salvare la faccia ed allontanare le responsabilità di un vicenda (quella si veramente incresciosa) frutto essenzialmente di superficialità. Resta, comunque, l’amarezza per il persistere dei problemi che da sempre caratterizzano la Storia (maiuscolo) delle Foibe: indifferenza delle istituzioni a tutti i livelli; manipolazioni, insulto della memoria e faziosità dei nemici di sempre.