“Monsters”, il film che invoca il muro col Messico che Hollywood non ricorda (video)

Quando si dice che la realtà supera la finzione cinematografica… Ebbene, in queste prime settimane d’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, tempestate da una raffica di decreti attuativi mirati a smantellare quanto fatto, e ormai anche scaduto, dal predecessore Obama – ordini esecutivi accompagnati da altrettanto tempestose polemiche – ci accorgiamo anche che, già sei anni fa il cinema, o meglio, uno dei suoi più talentuosi autori indipendenti, preconizzava, e proprio per il 2016 guarda caso, il ritorno in auge della necessità del famigerato muro con il Messico

Monsters, quando già il cinema erigeva il muro…

Il film a cui ci riferiamo è Monsters, datato 2010 per l’appunto, scritto e diretto da Garreth Edwards, che ne ha curato anche fotografia, scenografia ed effetti visivi. La storia è semplice e la narrazione poco più che artigianale, certo, ma il messaggio è chiaro: riproporre la questione del muro con il Messico, arginare l’onda d’urto degli ingressi a profusione di immigrati provenienti da una serie di paesi islamici ad alto tasso di pericolosità terroristica, porre fine ai programmi di accoglienza per i rifugiati, è più di una necessità: è un un’urgenza. Anche se la minaccia, nel caso del film in oggetto, non arriva da un paese islamico e da uno Stato confinante, ma direttamente da un altro pianeta. Già, perché nel caso del film di Edwards tutto nasce nel 2016 e a causa di forme di vita aliene che – nella finzione di celluloide appunto –  si sono diffuse a macchia d’olio in tutta l’America centrale, causando una quarantena epidemica su metà del territorio messicano. Lungo il confine con gli Stati Uniti, allora, è stato creato un muro di separazione gestito da forze armate americane e messicane, interessate entrambi a contrastare l’espandersi delle creature e l‘incombente invasione.

Quell’atto sul muro firmato da Bush con Hillary e Obama…

Per la cronaca, peraltro, nel sequel di Monsters, diretto stavolta da Tom Green e intitolato Monsters: Dark Continent, la narrazione ha inizio 10 anni dopo l’inizio dell’infezione aliena narrata nel primo episodio della saga a due capitoli, quando la “Zona Infetta” si è propagata in tutto il mondo: nel Medio Oriente è cominciata una nuova ribellione e, allo stesso tempo, c’è stata anche una proliferazione di alieni in quella regione dello scacchiera planetario. L’esercito decide così di arruolare un gran numero di soldati per porre fine a questa rivolta. Una rivolta mondiale che neppure un bis della muraglia cinese potrebbe riuscire a contenere. Del resto, tornano al Monster di Edwards, anche il film – lo ripetiamo, uscito ormai quasi sette anni fa nelle sale – fa riferimento al fatto che lo spettro del muro al confine con il Messico, che esprime un primo, disperativo tentativo di arginare una minaccia che arriva dall’esterno, aleggia già da tempo, e non da ieri: come noto, infatti, e come riportato in questi giorni da una parte dei media, l’opera fu pensata già nel 1994 da Clinton (Bill) e ulteriormente confermata e estesa nel 2006 con l’approvazione del Secure Fence Act, firmato da George W. Bush; un lodo votato anche da 25 senatori democratici, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama che oggi – insieme ai loro faziosi sostenitori – urlano allo scandalo del provvedimento firmato oggi da Trump. Viene da chiedersi: ma tutti quei grossi calibri dello star system hollywoodiano a parte non conoscere – o far finta di non conoscere – la storia della politica di casa loro, al cinema ci vanno? Di sicuro a vedere Monster non sono andati…