Mille risarcimenti l’anno per errori giudiziari. Ma il giudice non paga mai…

Errori giudiziari? Sono la normale amministrazione in Italia, anzi, la anormale amministrazione della giustizia, visti i numeri enormi: nel 2016, sono state 1.001 le ordinanze emesse dagli organi giurisdizionali relativi ai pagamenti effettuati per riparazioni di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari, pari a una cifra netta di 42.082.096 euro. Nel 2015, le autorizzazioni totali erano state 1.188; 1.012 nel 2014; 761 nel 2013; 823 nel 2012; 1.720 nel 2011; 1.329 nel 2010. Il numero maggiore di ordinanze nel 2016 per ingiuste detenzioni riguarda la corte d’appello di Napoli (145) seguita da Catanzaro (104), Catania (76), Bari (73), Roma (69), Lecce (58), Palermo (52), Salerno (48), Milano (46), Messina (44), Reggio Calabria (36), Ancona (34), Bologna (28), Torino (23), Genova (23), Potenza (19), Venezia (17), Perugia (17), L’Aquila (17), Firenze (13), Caltanissetta (12), Brescia (11), Trieste (6), Taranto (4), Campobasso (4), Cagliari (3), Sassari (3), Trento (2). Per errori giudiziari, le ordinanze sono state 7 della corte d’appello di Perugia e una ciascuno emessa dalle corti d’appello di Brescia, Venezia, Catanzaro, Reggio Calabria e Catania. Negli ultimi 25 anni (dal 1992 al 2016) sono stati pagati importi pari a 648.351.034 euro per ingiuste detenzioni e 43.383.663 euro per errori giudiziari, per un totale pari a poco meno di 700 milioni di euro.

Chi paga per gli errori giudiziari?

«Troppo spesso si considerano fisiologici gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni: invece, è un fenomeno patologico della nostra giustizia, di cui occorre comprendere le cause per affrontarle e risolverle», denuncia il ministro per gli Affari regionali con delega alla famiglia Enrico Costa, già viceministro della Giustizia nel governo Renzi. «I casi del genere si ripetono un po’ troppo spesso», osserva, precisando di non voler entrare nel dettaglio dell’ultimo episodio, riguardante Angelo Massaro, riconosciuto innocente dopo 21 anni di carcere. «Mancano i meccanismi per ridurre un fenomeno così grave – sottolinea Costa – E poi: chi paga per questi errori? Solo lo Stato, sia per le riparazioni a causa di ingiusta detenzione, sia per gli errori giudiziari, tra l’altro con tempi eccessivamente lunghi. Non c’è neanche un meccanismo che porti poi questo provvedimento di indennizzo sul tavolo del titolare dell’azione disciplinare, che potrebbe vagliare le situazioni di quel magistrato, fare le opportune verifiche e valutare se ci sono responsabilità disciplinari». Invece, protesta il ministro, “non si guarda proprio nulla. E questo incide sull’abuso della custodia cautelare, tanto se ci si sbaglia non ci sono conseguenze disciplinari. Ma questo è inaccettabile, mentre ben un terzo dei detenuti nelle carceri italiane risulta essere in custodia cautelare, usata come una sorta di anticipazione della pena; pena di cui poi paradossalmente manca la certezza, una volta che la persona venga condannata», conclude Enrico Costa.