Migranti, sbarchi aumentati del 35,5%. Ma il governo vara l’asilo rapido

Rispetto allo scorso anno, gli sbarchi in Italia sono aumentati del 35,5%. A renderlo noto è il Viminale, spiegando anche che in termini assoluti si parla di 10.700 persone arrivate sulle nostre coste in poco più di un mese e mezzo. Nello stesso periodo del 2016 gli sbarchi erano stati 7.895, nel 2015 invece 7.882. 

I Paesi di provenienza: Guinea, Costa d’Avorio, Nigeria

Ciò che colpisce nei dati del Viminale, oltre all’impennata dei numeri, sono le provenienze. Assenti i profughi siriani, mentre dall’Iraq arrivano appena 275 persone. La nazionalità maggiormente rappresentata è, invece, quella di chi viene dalla Guinea con 1697 persone. Seguono i 1.318 che dichiarano di essere della Costa d’Avorio, i 1.142 della Nigeria, i 980 del Senegal, gli 832 del Gambia, i 759 del Marocco, i 641 del Bangladesh e i 484 dal Mali. Poi ci sono gli iracheni, che sono giusto una manciata in più di quanti arrivano dal Pakistan (268 persone).

Nei centri di accoglienza il 70% in più rispetto al 2015

I minori non accompagnati arrivati in Italia dall’inizio dell’anno sono 395, che si aggiungono ai 25.846 sbarcati nel 2016. I porti maggiormente interessati dagli sbarchi sono stati, dall’inizio dell’anno, Augusta, Catania, Trapani, Reggio Calabria e Lampedusa. Sono attualmente presenti nelle strutture temporanee, negli hotspot e nei centri di prima accoglienza 176.221 persone, il 70% in più rispetto al 2015.

Il governo punta sulla richiesta d’asilo rapida

Ma il modello dei centri di accoglienza, così come è stato adottato finora, va superato. A dirlo è stato il ministro dell’Interno, Marco Minniti, secondo il quale bisogna «puntare sull’accoglienza diffusa». Per la realizzazione di questi centri diffusi, ha spiegato il titolare del Viminale, «abbiamo fatto accordo con l’Anci. I Comuni partecipano volontariamente nessuno può pensare di costringerli, ma quelli che parteciperanno al progetto entreranno nel contributo premiale dei 100 milioni previsti». Ne deriva che i Comuni che non parteciperanno, di fatto, saranno penalizzati. Ma non basta, il governo sta anche studiando un modo per facilitare le richieste di asilo, rendendo più rapide le procedure. «Se vogliamo che l’accoglienza diffusa diventi possibile, dobbiamo diminuire i tempi di attesa della richiesta d’asilo che al momento è di due anni. L’abbattimento dei tempi ha lo scopo di tutelare i diritti del richiedente asilo», ha detto Minniti, spiegando che «siamo intervenuti con un decreto per togliere un grado di giudizio, assumendo 250 persone per rafforzare le commissioni che si occupano di richiedenti asilo».