Migranti, inutili promesse dal governo. L’accordo con Al Sarraj è stato inutile

Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha spiegato alle commissioni di Camera e Senato riunite i punti essenziali del suo piano per fronteggiare l’emergenza dei richiedenti asilo in Italia.

Se ne parla da settimane, ma il pacchetto-migranti ancora non arriva sul tavolo del consiglio dei ministri. E così ci si limita agli annunci, come quello che prevede un rimpatrio rapido per chi non ha diritto a stare in Italia.

Una strategia che però deve coinvolgere la Libia, «da dove quest’anno parte quasi il 100% delle persone che sbarcano in Italia». Peccato che, mentre Minniti assicurava queste misure, il Parlamento di Tobruk definiva “nullo e non pervenuto”, l’accordo sui migranti siglato tra l’Italia e il governo di Al Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite ma detestato da Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi. L’autorità di Sarraj è inoltre limitata alla sola Tripoli e la capacità di garantire l’accordo risulta altamente improbabile.

Il ministro Minniti ha spiegato inoltre che “saranno riaperti centri dove tenere le persone in attesa di essere rimpatriate, uno per regione, per un totale di 1.600 posti. Un paese di 60 milioni di abitanti può averli. Non c’entrano nulla con i vecchi Cie e poiché ‘nomina sunt consequentia rerum’, li chiameremo Centri permanenti per il rimpatrio”. Minniti ha parlato di strutture “di piccole dimensioni, preferibilmente fuori da centri urbani, vicini a infrastrutture di trasporto, con governance trasparenti e poteri di accesso illimitato per il Garante dei detenuti”.