Migranti, dopo il disastro Gentiloni e la Mogherini si affidano all’illusione

In materia di politica migratoria e gestione dei flussi, Federica Mogherini ribalta completamente il problema, e in un’intervista rilasciata al Corriere della sera, in contro tendenza con quanto stabilito con l’accordo siglato appena 24 ore fa da Gentiloni con il premier libico Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, rilancia il tema dell’accoglienza dei migranti, spostando di pochi cm il confine della discussione e riportando al centro del dibattito la «imprescindibile» necessità dell’accoglienza. Imprescindibile o irrinunciabile?

Immigrazione, la Mogherini spariglia le carte

Parla di «illusione» di poter fermare l’immigrazione, l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, economia «paralizzata» senza migranti, di demografia al collasso: mescolando in un gigantesco magma indistinto spunti di riflessione e tematiche politiche molto diverse tra di loro per quanto confinanti, limitrofi all’interno di un sistema a rischio implosione che la Mogherini, però, estende in nome del desueto mal comune mezzo, gaudio, all’intero globo. «Nei nostri Paesi prevale spesso l’illusione per cui la migrazione si possa fermare. Impossibile», dichiara allora dalle colonne del quotidiano di via Solferino l’ex ministro degli Esteri, aggiungendo poi: «Oltretutto l’economia europea senza migranti sarebbe paralizzata, la nostra demografia ci porta al collasso. Sarebbe il crollo delle nostre società. Dovremmo fare uno studio sul costo della non migrazione. Così, per inseguire la falsa convinzione dell’immigrazione zero in alcuni Paesi non si fanno le scelte corrette per gestire al meglio i flussi. Il punto vero non è fermare, ma gestire». «La crisi dei rifugiati – chiosa poi la Mogherini – non è solo europea, è globale: oltre 70 milioni di persone, un record storico, e si può gestire insieme, globalmente».

E la Ue continua a far finta di non sentire

Cominciando dalla Libia, magari. E magari arginando l’invasione quotidiana che le nostre coste sono costrette a subire ormai da anni. Tanto che persino il premier, arrivando alla Valletta per il vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue, ha dovuto riconoscere: «L’Italia ha fatto la sua parte facendo un accordo con la Libia, che apre un capitolo nuovo. Ora ci aspettiamo impegno e risorse da parte dell’Unione Europea». Impegno e risorse che i burocrati di Bruxelles negano al Belpaese da sempre, lasciandoci soli ad affrontare un problema che ha messo in ginocchio le nostre città, ridotto al collasso l’intero sistema di accoglienza, con strutture trasformate in polveriere pronte ad esplodere da un momento all’altro, e con una microcriminalità dilagante e sempre più offensiva che ha messo in pericolo intere comunità. per non parlare del traffico internazionale di esseri umani e del sempre paventato allarme terrorismo. In tutto questo, certo, sapendo che è dalla Libia che arriva il novanta per cento dei migranti è stato siglato un accordo bilaterale che prevede una collaborazione reciproca. Un punto fermo che da anni il centrodestra prova a mettere, inascolatato. E che era ora che si arrivasse a definire…

Più che una linea politica, una speranza…

«Possiamo dire all’Ue – ha continuato – che la nostra parte l’abbiamo fatta e ora ci aspettiamo che da parte del’Europa ci sia un suo sostegno. Perché è una fase che noi in parte possiamo affrontare da soli, con risorse italiane, con la collaborazione delle nostre istituzioni con le autorità libiche, ma servono anche risorse europee e impegni europei. L’accoglienza che questa iniziativa ha avuto mi fa sperare che questo sostegno europeo ci possa e sere». La politica però, purtroppo, difficilmente riesce a camminare sulle gambe della speranza…