Marketing pubblicitario per dissuadere i giovani aspiranti terroristi islamici

Un ragazzo tunisino cerca video violenti dell’Isis. Ma al loro posto, sullo schermo del suo smartphone, compare l’intervento di un suo coetaneo musulmano che denuncia la morale dei terroristi che sgozzano innocenti. Si tratta di un video a pagamento ed è indirizzato al “cliente” giusto, proprio come quelli pubblicitari. E’ il nuovo impegno del Global Engagement Center del dipartimento di Stato americano che adotta le tecniche del guerrilla marketing (forma di promozione pubblicitaria non convenzionale, nda) per contrastare il diffondersi dell’ideologia della jihad. Il centro da quattro mesi usa i dati personali degli utenti del web proprio come viene fatto per il marketing. E da settembre, i video disseminati hanno ricevuto 14 milioni di visualizzazioni, soprattutto in Tunisia, Marocco e Arabia Saudita.

Il dipartimento di Stato ricorre al “guerrilla marketing”

“Ci sono messaggi che rientrano in campagne ampie e tematiche, con audience estese, e ci sono messaggi puntuali, diretti alle audience più vulnerabili, a persone che sono a rischio reclutamento”, spiega Michael Lumpkin, ex Navy Seal che ha diretto il centro fino all’arrivo di Donald Trump, in una intervista al Washington Post in cui precisa che “per 15mila dollari si può acquistare una audience rispettabile ed essere certi di raggiungerla con le informazioni migliori sulla base dei loro profili”. La missione di contro propaganda del centro è prevista da una legge varata dal Congresso nel 2016 e di recente la sua attività è stata estesa a paesi come Francia, Libia e Giordania, fra gli altri. Al Centro lavorano 70 persone, fra cui i due programmatori, di 36 e 28 anni, reclutati dalla Nsa (National Security Agency), che hanno progettato gli annunci online. Prima della sua apertura, i messaggi contro il terrorismo venivano preparati solo in inglese e la loro diffusione viene seguita con analisi dei dati.