L’ultima beffa del terrorista Amri: il suo corpo in Tunisia a spese dell’Italia?

A 67 giorni dalla morte, Anis Amri, l’autore della strage di Natale a Berlino, non ha ancora una sepoltura. La salma si trova nell’obitorio civico di Milano, in attesa del nulla osta dei magistrati che indagano sull’uomo che il 19 dicembre scorso ha lanciato un camion sulla folla uccidendo 12 persone e ferendone una cinquantina. La famiglia del tunisino rivendica la salma e il punto è proprio questo: le spese del trasporto del corpo le pagherà l’Italia? 

Una beffa da evitare

Una beffa che secondo l’assessore lombardo Viviana Beccalossi (FdI) dev’essere evitata: “Non vorremmo si arrivasse alla macabra beffa per cui gli italiani, che oggi leggono del trattamento riservato dal governo tedesco ai genitori della povera Fabrizia Di Lorenzo, a cui viene negata ogni forma di risarcimento per la figlia, vittima di Anis Amri, debbano invece provvedere alle spese per un terrorista morto che cercava di uccidere due poliziotti. A ogni cosa c’è un limite”. Il corpo di Anis Amri,  secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild,  sarebbe stato chiesto per sedici volte, attraverso il ministero degli Esteri tunisino, al governo italiano. “Al ministro Angelino Alfano, che giorni fa aveva invocato la necessità di effettuare ‘tutte le verifiche del caso perché l’Italia è uno Stato di diritto’ dico di non fare scherzi”, sottolinea l’esponente di Fratelli d’Italia, autrice della cosiddetta legge lombarda anti- moschee. 

Si attende il via libera della magistratura

La salma di Amri non è stata ancora dissequestrata e finché non ci sarà il nulla osta alla sepoltura da parte dei magistrati, il corpo dovrà restare in una cella dell’obitorio civico. Un’attesa che potrebbe durare ancora a lungo: dopo l’autopsia eseguita il giorno del decesso potrebbero essere richiesti ulteriori accertamenti da parte dei titolari dell’inchiesta. Senza il via libera della magistratura, non c’è un limite di legge per tenere la salma: ci sono corpi, ad esempio di cadaveri non identificati, che sono rimasti in una cella mortuaria quasi due anni. “L’obitorio di Milano – è l’invito dell’assessore Beccalossi – prepari la fattura intestandola alla famiglia Amri e il Comune di Sesto San Giovanni non sborsi neppure un euro per tutto ciò che riguarda la morte del terrorista. Ma quale Stato di diritto, ma quali procedure, qui serve solo il buon senso”.

Beccalossi: la salma in Tunisia a spese di quel paese o dei parenti 

Tecnicamente una volta conclusi gli accertamenti disposti dalla procura, che lavora insieme alla magistratura tedesca, è il Comune di Sesto San Giovanni a doversi occupare del caso: il Comune guidato dal sindaco Monica Chittò ribadisce la richiesta di non essere lasciato solo a gestire il caso. Fino a quando i magistrati non disporranno il nulla osta alla sepoltura di Amri, nulla potrà cambiare. La ‘beffa’ per l’esponente politico lombardo, però, è che siano tutti i cittadini – compresa la famiglia di Fabrizia Di Lorenzo, vittima del terrorista di Berlino – a dover pagare le spese per il trasferimento della salma. “Al Governo dico: non appena l’autorità giudiziaria avrà terminato le indagini sul cadavere, il mostro di Berlino venga rispedito immediatamente in Tunisia, a spese di quel Paese o della famiglia che ne reclama il corpo”.