L’Italia finanzia kit informativi sull’Islam e corsi di formazione per Imam

Lo chiamano il “Patto nazionale per un islam italiano” ma il sottotitolo è “io speriamo che me la cavo”, visto che ai grandi riconoscimenti che vengono concessi alla comunità musulmana italiana corrispondono una serie di generiche promesse sulla lotta al fondamentalismo e impegni contro violenza, terrorismo e Isis. Una sorta di libro della buone intenzioni, quello siglato ieri tra il Viminale e i rappresentanti delle associazioni e delle comunità islamiche:  20 punti per un accordo che vuole favorire coesione e integrazione sociale, «uno straordinario investimento sul futuro del nostro Paese», dice il ministro Minniti.

Gli impegni dell’Islam italiano

Nel documento i responsabili dei centri islamici e sale di preghiera si impegnano a contrastare “i fenomeni di radicalismo religioso” e a rendere “pubblici nomi e recapiti di imam e guide religiose”. Il Patto prevede anche corsi di  formazione per gli imam e l’assicurazione di svolgere il sermone del venerdì in italiano, “ferme restando le forme rituali originarie nella celebrazione del rito” c’è l’impegno a “sostenere e promuovere, in collaborazione con le associazioni Islamiche”, “valorizzando il contributo del patrimonio spirituale, culturale e sociale che le comunità musulmane offrono al Paese, favorendo percorsi di integrazione degli immigrati musulmani e contrastando il radicalismo e il fanatismo religioso”. C’è anche il progetto di distribuire “kit informativi di base in varie lingue concernenti regole e principi dell’ordinamento dello Stato unitamente alla normativa in materia di libertà religiosa e di culto”. Piccolo particolare: lo stesso tavolo di integrazione tra italiani e musulmani fu varato anche dai precedenti governi e ministro degli Interni, da Pisanu, nel 2002, ad Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano. Senza troppo risultati…