L’incubo dei monaci di Norcia scampati al sisma: «Noi assediati dai lupi…»

Quando arriva la festa di Santa Scolastica, il 10 febbraio, la gente di Norcia riesce a capire se sta arrivando la primavera, o se continua l’inverno. Se le rondini garriscono sotto i tetti, la primavera è alle porte. Questo dice la saggezza popolare…». Ma ai monaci bastava sentire gli ululati per capire chi stava arrivando. Lupi fuori, loro barricati dentro. Sembrava un film dell’orrore ma era solo una scena di vita reale consumatasi accanto al monastero di Norcia, nei giorni più terribili del terremoto. In un diario scritto in quei giorni e divulgato solo adesso, a pericolo scampato, sul web, raccontano disagi e avventure che in questi mesi particolarmente rigidi si trovano a vivere. I monaci si sono trovati persino a distanza ravvicinata con un branco di lupi. «Noi speriamo che la primavera arrivi presto, soprattutto dopo quello che è stato l’inverno più freddo e più nevoso da almeno 16 anni a Norcia. Le nostre tubature – raccontano i monaci – si sono congelate subito dopo l’Epifania e così sono rimaste per circa 10 giorni». Monaci pionieri, dunque: «Senz’acqua corrente, – raccontano ancora sul loro sito nursia.org – ci siamo dovuti trasformare in monaci pionieri. Provate ad immaginare in che genere di avventure siamo incorsi qui in mezzo ai boschi, senza acqua corrente al monastero! In più, un branco di lupi ha iniziato a fare visite notturne, forse per la preghiera! Dal suono degli ululati abbiamo capito che dovevano essere a non più di 50 metri di distanza».

I monaci e la messa nelle zone del terremoto

«Altri animali – raccontano ancora i monaci nel loro diario – erano stati avvistati il giorno della festa di Sant’Antonio, il 18 gennaio. La festa di Sant’Antonio abate è tradizionalmente la festa in cui a Norcia gli animali vengono benedetti. Fuori dalla chiesa parrocchiale di fortuna, che poi altro non è che una tenda, cavalli, asini, cani e gatti, hanno aspettato mentre veniva celebrata la Messa. Tutti i monaci erano presenti, perché il grande Padre Abate è anche il patrono delle monache benedettine della città, il cui convento è anch’esso gravemente danneggiato”. I monaci sperano si possa tornare presto alla normalità:«Mentre celebrare la messa nella tenda ci ricorda quanto disastrosa sia la situazione nella regione, mantenere le tradizioni locali fa sperare alla gente che un giorno la vita tornerà alla normalità». I Benedettini sperano di porter tornare, un giorno, nella loro Basilica: «Pian piano i lavori stanno iniziando con lo sgombero delle macerie dal pavimento della Basilica. Anche se ci vorranno anni prima che si riesca a farvi ritorno, tutti i monaci sono ansiosi di assistere ai lavori di ricostruzione affinché i canti gregoriani e l’incenso possano nuovamente uscire dalla polvere di quelle rocce ed essere offerti a Dio».