Libia, lo sfogo della vedova Failla: anche lo Stato è responsabile

«Ogni volta che salta fuori una nuova notizia il dolore si rafforza. Ringrazio i magistrati, che stanno facendo un ottimo lavoro, ma le indagini per me sono a metà. Si sta lavorando solo su una parte di verità perché non è possibile solo indagare sulla ditta. Occorre svelare le responsabilità interne alle istituzioni». A dirlo è Rosalba Failla, vedova di Salvatore, l’operaio della Bonatti morto nel marzo scorso insieme al collega Fausto Piano, durante il sequestro da parte di gruppi armati libici, nel giorno in cui la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati sei persone, tra cui i vertici della Bonatti.

Sequestro italiani in Libia, parla la vedova Failla

«Cosa ha fatto il governo per riportare a casa mio marito? – prosegue Rosalba Failla – Credo che si stiano coprendo delle colpe istituzionali perché lo Stato è responsabile della morte di mio marito. Il governo sapeva dove era Salvo, l’ex premier ha autorizzato un bombardamento in quel posto incurante del fatto che la vita di mio marito era proprio nelle mani dello Stato italiano. Oggi provo una rabbia indescrivibile. Per otto mesi non ho perso la speranza di riabbracciarlo e invece lo Stato non ha fatto nulla per riportarlo a casa sano e salvo. Oggi sta emergendo una parte della verità, l’inizio della verità, ma questa parte non mi basta. Chi ha sbagliato deve pagare per la morte di mio marito».