Libia, attentato contro il “premier” al Serraj: c’è Ghwell dietro l’attacco?

Il convoglio del primo ministro del governo d’unita nazionale libico, Fayez al-Serraj, è stato attaccato da colpi d’arma da fuoco mentre si trovava a Tripoli. Lo rende noto l’emittente al-Jazeera precisando che il premier libico è rimasto illeso nell’attacco. Fonti citate da al-Jazeera precisano che due guardie di Serraj sono
rimaste ferite. Milizie vicine all’ex premier dell’autoproclamato governo islamista, Khalifa Ghwell, sarebbero responsabili dell’attacco. Lo sostiene l’ufficio stampa del Consiglio di Stato libico, stando a quanto riferito dal sito d’informazione Libya Herald. Dietro l’attacco ci sono “gruppi armati basati nel palazzo del Rixos”, ha spiegato l’ufficio stampa del Consiglio di Stato, riferendosi alla sede occupata dallo scorso ottobre dalle forze fedeli a Ghwell, che in più di un’occasione nei mesi scorsi hanno tentato di prendere il controllo della situazione a Tripoli. Sul convoglio colpito, oltre a Serraj, viaggiavano anche il capo del Consiglio di Stato, Abdulrahman Sewehli, e il capo della guardia presidenziale, Najmi Nakoa. I tre leader, dopo l’attacco, avrebbero tenuto una riunione di “emergenza” a Tripoli. Intanto la crisi libica è al centro della diplomazia internazionale: c’è il rifiuto di “qualsiasi soluzione militare alla crisi libica” e a “qualsiasi intervento esterno negli affari interni della Libia”. Lo hanno ribadito i ministri degli Esteri di Egitto, Tunisia e Algeria, Sameh Shoukry, Khemaies Jhinaoui
e Abdelqader Messahel, che oggi si sono riuniti nella capitale tunisina. In un comunicato congiunto, i tre ministri hanno sottolineato che “la soluzione sarà solo tra i libici e il dialogo deve includere tutte le parti libiche a prescindere dai loro orientamenti e dall’appartenenza politica”.

Nulla di fatto alla riunione sulla Libia tra Tunisia, Egitto e Algeria

Nel corso della riunione, i ministri hanno illustrato “gli sforzi dei tre Paesi per contribuire a trovare una soluzione consensuale tra tutte le parti libiche” e “hanno trovato un accordo su un’iniziativa per una soluzione politica globale in Libia”. Questo in virtù del “ruolo centrale del meccanismo dei Paesi vicini alla Libia, dell’Onu e degli organismi internazionali e regionali” così come dei “principi fondamentali concordati nelle riunioni ministeriali dei Paesi del vicinato libico tenutesi di recente al Cairo, Khartoum, Algeri, Tunisi e Niamey”. La nota mette in evidenza che “saranno portati avanti gli sforzi per giungere a una riconciliazione globale in Libia senza esclusioni nel quadro del dialogo intralibico, con l’aiuto dei tre Paesi e il patrocinio dell’Onu” e ribadisce che la soluzione
politica “è l’unica soluzione della crisi libica sulla base dell’accordo politico firmato il 17 dicembre 2015 a Skhirat”, tenendo conto anche delle “proposte consensuali delle parti libiche per giungere a una formula integrata” dello stesso. I risultati della riunione “saranno sottoposti al presidente tunisino Beji Caid Essebsi, a quello algerino Abdelaziz Bouteflika e a quello egiziano Abdelfattah al-Sisi in vista del vertice trilaterale ad Algeri”, affinché “la dichiarazione di Tunisi sia la base per intensificare e rafforzare il dialogo tra le parti libiche secondo un’agenda temporale concordata con le parti libiche coinvolte e con l’Onu”. Il comunicato afferma che “i tre Paesi informano del documento congiuntamente e in via ufficiale il Segretario generale dell’Onu, il Segretario generale della Lega araba e il presidente della Commissione dell’Unione africana”.