Lavorare all’estero? Ma se un italiano su tre ha problemi con le lingue…

Il 30% degli italiani sogna un lavoro in Germania, ma 1 su 3 ha problemi con le lingue. Emerge dalla ricerca Adp, leader mondiale in ambito hmc, “La forza del lavoro in Europa 2017”, che indaga l’attitudine degli impiegati nei confronti del futuro del lavoro. La ricerca è stata condotta nel luglio 2016 su un campione di circa 10.000 lavoratori in Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Il campione italiano comprende 1.305 lavoratori interrogati nel luglio 2016. Coloro che hanno minori opportunità di impiego o di carriera nei loro Paesi di origine sono più propensi a prendere in considerazione di trasferirsi all’estero e tra i lavoratori più interessati a quest’opzione vi sono proprio gli italiani (88%), seguiti da polacchi e spagnoli (86% e 85%). Per contro, i lavoratori nel Regno Unito e in Francia sono quelli che meno probabilmente prenderebbero in considerazione un trasferimento e quasi metà dei lavoratori dichiara di non essere interessata a un’opportunità di lavoro all’estero (43% e 46%). Gli italiani si piazzano al 13° posto dei desideri dei tedeschi (3,1%), al quinto degli inglesi (4,6%) che vorrebbero tanto andarsene in Spagna (12,7% probabilmente per regioni climatiche), al sesto degli svizzeri (6%) che preferiscono la Francia (32,5%), al quinto della Spagna (10,3%) che guarda alla Germania (35%) e al sesto della Francia (6,5%) anch’essa proiettata verso la Germania (12,1%).

Lavorare all’estero fa parte della crescita internazionale?

E i tedeschi? Preferiscono l’Austria (12,1%), per ragioni linguistiche. I lavoratori maggiormente disposti a lavorare all’estero, vale a dire quelli in Polonia, Spagna e Italia, sono anche quelli che affermano che migliorare le loro competenze linguistiche è importante, il che lascia pensare che siano motivati dal desidero di cercare opportunità di lavoro a livello internazionale. La lingua è chiaramente un fattore determinante e molti lavoratori privilegiano paesi aventi una lingua in comune. La Svizzera è tra le destinazioni preferite dei lavoratori tedeschi, francesi e italiani, l’Austria il paese preferito dai tedeschi, mentre Germania e Francia sono i Paesi preferiti dagli svizzeri. Tra gli italiani, infatti, alla domanda “per che tipo di competenze e formazione senti di necessitare di aiuto?”, il 29,1% ha risposto linguistiche, il 24,4% vorrebbe aumentare le proprie competenze nell’italiano, il 23,5% nell’utilizzo di nuovi dispositivi e tecnologie. “In Italia – spiega Nicola Uva, strategy e marketing director di Adp – è forte la voglia di un’esperienza di lavoro all’estero, ma questo non deve per forza essere considerato da un punto di vista negativo. Certo, l’emigrazione dei talenti è data sicuramente in parte dalla mancanza di buone opportunità nel nostro Paese, ma dall’altro lato fa parte di un normale processo di crescita che coinvolge tutta l’Europa”. “E’ evidente che l’Europa – fa notare – abbia un interesse per il lavoro internazionale. Con l’attuale guerra dei talenti e delle competenze, è essenziale per le aziende prendere in considerazione tutte le opportunità per accogliere più forza lavoro internazionale”. “Incoraggiare il movimento transnazionale dei talenti, oltre che assumere persone con differenti background, è cruciale per garantire la competitività internazionale. Se le aziende cominciano a considerare i bisogni dei loro dipendenti e dei potenziali talenti, riusciranno a trarre i benefici di una forza lavoro coinvolta, ottimista e impegnata”, sottolinea.