Lavagna, gli amici del ragazzo: “Era speciale, non era un tossico” (video)

C’erano tutti ai funerali. Tutti hanno voluto partecipare, tutti lo hanno voluto salutare. Hanno pianto, tutti insieme, per la sorte sfortunata del loro compagno e amico. E dopo, dopo è venuto il momento per parlare, elaborare il lutto, dividersi sulla scelta di quella madre che ha chiamato la Guardia di Finanza. E un amico del quindicenne accusa: “I genitori devono fidarsi dei figli, è sbagliato chiamare gli sbirri. Portare gli sbirri in casa è una cosa bruttissima”. Gli altri amici e compagni di scuola assicurano che il ragazzino suicida non era un tossico, che era speciale e che il suo ricordo resterà sempre impresso nell’istituto che frequentava, dove gli insegnanti hanno sollecitato gli studenti al dialogo e alla riflessione. I ragazzi con i giornalisti parlano solo se protetti dall’anonimato perché “la preside – spiegano – non vuole che rilasciamo dichiarazioni”. E confermano, poi, che l’hashish gira, e tanto, tra i loro coetanei. Nelle loro risposte è confermata l’incomunicabilità tra genitori e figli. Alcuni rispondono infatti che se avesse un problema di droga non ne parlerebbero in famiglia. In classe però hanno parlato, in particolare della lettera straziante della mamma