La terra trema ancora a Teramo e Accumoli: scosse di magnitudo 3.8 (video)

È ancora terremoto: e mentre a distanza di tempo dal sisma che ha colpito il centro Italia, continuano le emergenze per i Vigili del Fuoco – in due video appena diffusi sull’account Twitter ufficiale, sono riprese le operazioni di consolidamento della basilica di Santa Rita, a Cascia e la rimozione di blocchi ornamentali dalla facciata della chiesa S.Filippo Neri, a Camerino – la terra continua a tremare e le scosse a minacciare alcuni dei centri già terribilmente colpiti ad agosto, ottobre e gennaio scorsi.

Scosse di magnitudo 3.8 a Teramo e Accumoli

E allora, una scossa di magnitudo 3.8 è stata registrata questa mattina alle 9.28 nella zona di Rieti, con epicentro a 3 chilometri da Accumoli. La scossa, spiegano gli addetti ai lavori, è stata registrata dalla sala sismica dell’Ingv ad una profondità di 11 chilometri. E paura stamani anche a Teramo (e nel Teramano tutto) per la scossa di terremoto registrata alle 9.28, sempre di magnitudo 3.8, avvertita da molti in città. In diversi istituti scolastici, dove le lezioni erano già iniziate, gli insegnanti, a scopo precauzionale, hanno fatto uscire gli alunni evacuando le aule, in modo particolare al Liceo Classico Delfico e allo Scientifico. Dopo il panico del primo momento, quindi, in diverse scuole è stata cautelativamente stabilita la sospensione delle lezioni.

E sull’agricoltura continua a pesare il terremoto

E l’effetto terremoto, che ha colpito un territorio rurale, continua a pesare sul calo congiunturale fatto registrare dall’agricoltura, in controtendenza con gli altri settori e all’andamento generale. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare la stima provvisoria del Pil nell’ultimo trimestre del 2016 divulgata
dall’Istat. Sono migliaia, infatti, le aziende agricole nei territori terremotati dei comuni di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove c’è una significativa presenza di allevamenti con oltre 100.000 animali tra mucche, pecore e maiali, secondo una stima della Coldiretti che sottolinea anche la presenza di un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo. Proprio in quelle stesse zone, allora, il crollo di stalle, fienili, caseifici e la strage di animali, hanno limitato l’attività produttiva nelle campagne, mentre tra gli animali, mucche e pecore hanno ridotto di almeno il 30% la produzione di latte e si moltiplicano gli aborti. «Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento», ha precisato allora la Coldiretti nel sottolineare l’esigenza che «la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo».